La Corte non decide sul ricorso di Spoleto

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“È dal 1980 che la Corte Costituzionale riesce a non dirci, con espedienti procedurali vari, se l’aborto come disciplinato nei primi tre mesi di gravidanza è conforme alla Costituzione oppure no”. Commenta così Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita (MpV), la decisione di oggi in merito al ricorso del giudice tutelare di Spoleto. “Come in almeno altri 25 casi precedenti – afferma Casini -, anche questa volta la Corte ha accuratamente evitato di entrare nel merito. Per dirla in modo semplice, alla domanda del giudice ha risposto: non posso darti una risposta né in un senso né nell’altro. Quali siano i motivi che rendono impossibile il discernimento, non è dato sapere”.

“Fatto sta che questioni che avrebbero potuto mettere in crisi la legge 194 – aggiunge il presidente del MpV – sono rimaste in questi trent’anni e passa senza risposta. Ma al tempo stesso significa anche che neppure la Costituzionalità della legge 194 è stata mai dichiarata. Ma prima che la legge entrasse in vigore, la Corte aveva parlato. Basta rileggere la decisione del 1975 e gli articoli 4 e 5 della legge successivamente approvata, per capire che la illimitata facoltà della madre di sopprimere il proprio figlio contrasta con la Costituzione e contrasta con il giudizio della Corte. Un giudizio che ora, a legge trasformata nell’ultimo tabù, è diventato ingombrante ma che al tempo stesso non si può né dimenticare né smentire. Meglio decidere di non decidere”. Info: www.mpv.org.

2 COMMENTS

  1. comunicato stampa del Movimento per la Vita – Umbria

    MOVIMENTO PER LA VITA, UNA RIFLESSIONE SULLA VICENDA DI SPOLETO
    L’aborto non è l’unica soluzione quando una donna non può o non vuole accettare la maternità.
    Ecco le altre possibili vie per tutelare la vita del bambino e la salute della donna.

    Perugia – Ha fatto clamore in questi giorni la vicenda legale sul caso del ricorso presentato alla Consulta della Corte Costituzionale dal Giudice Tutelare del Tribunale di Spoleto, relativamente alla costituzionalità della Legge 194/78 (in particolare dell’art. 4 che riguarda le circostanze in cui è ammissibile l’aborto del concepito). Il caso era nato per via del rifiuto opposto dal Giudice ad una minorenne che – avvalendosi di questo articolo di legge – si era rivolta ad un consultorio per richiedere di abortire senza informare i genitori della sua decisione.

    “Al di là dei risvolti polemici e ideologizzati di questo episodio – afferma Vincenzo Silvestrelli, Presidente della Federazione Umbra Movimento per la Vita – ci colpisce come ancora una volta la questione sia stata vista solo da un punto di vista, trascurando le varie altre possibili soluzioni che si trovavano a monte del problema presentatosi a Spoleto. Innanzitutto non è un caso isolato che una minorenne richieda l’aborto (in Umbria sono state 46 le IVG praticate nel 2010 da giovani donne tra i 15 e i 17 anni, fonte: “Relazione al Parlamento sull’applicazione della Legge 194/78 del 2011”). Ma si dimentica ad esempio che esiste la possibilità di partorire nell’anonimato e che la legge consente alla madre di non riconoscere il bambino e di lasciarlo nell’Ospedale dove è nato (DPR 396/2000, art. 30, comma 2). Questa pratica eviterebbe alla donna i pesanti postumi relativi all’aborto volontario, chirurgico o chimico che sia, la cosiddetta sindrome post-aborto”.

    Nei Centri di Aiuto alla Vita dell’Umbria sono molte le donne che quotidianamente bussano alla porta in situazioni familiari, sociali o personali molto gravi, con l’intenzione di abortire; queste stesse, però, vengono aiutate in maniera concreta secondo le varie necessità e nella maggior parte dei casi decidono di proseguire la gravidanza e mettere al mondo il proprio figlio. Come affermano i volotari dei Cav, “mai nessuna mamma è tornata a lamentarsi per averla convinta a non abortire; al contrario, invece, tante donne sono tornate piangendo dopo l’aborto, con una pena inconsolabile nel cuore per aver commesso un gesto senza possibilità di ritorno”.

    Maggiori informazioni sulle attività dei Movimenti per la Vita dell’Umbria, nonché i contatti dei Centri di Aiuto alla Vita sono disponibili sul sito http://www.mpvumbria.it. E’ possibile inoltre seguire la pagina facebook “Movimento per la Vita Umbria”.
    E’ attivo infine anche il canale youtube MpVitaUmbria in cui sono presenti le testimonianze di varie donne assistite dai Cav dell’Umbria.

  2. Come immaginavo la corte costituzionale ha dichiarato inammissibile la questione…

    Il quesito era potenzialmente in grado di scardinare la legge e la Corte in questi casi preferisce buttarla sul tecnico per potersi meglio mettere al riparo da critiche dell’una o dell’altra parte.
    Il problema vero è che alcuni diritti e alcuni doveri non possono essere lasciati in balìa del legislatore, ma neppure del Giudice, sia pure di una corte costituzionale.

    Alcuni diritti sono insiti nel cuore dell’uomo. In relazione a tale assunto si danno due sole possibilità: o una società è in grado di riconoscere e tutelare tali diritti in primo luogo nella sua cultura, nel suo sentire comune e solo in conseguenza di ciò anche nelle sue istituzioni, oppure il pretendere di fare una riserva indiana dei diritti umani lasciandone la tutela agli organi politici o giurisdizionali senza più basi culturali e antropologiche nel paese porterà sempre più ad una alienazione del vivere comune che inevitabilmente sfocierà in una crisi esiziale del sistema.
    L’Italia è a questo punto: tanti auguri…

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