La democrazia ha bisogno di Dio. Vero!

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Il 18 ottobre, Avvenire ha registrato la ritornante polemica di Flores d’Arcais contro la religione, con il recente libro intitolato La democrazia ha bisogno di Dio. Falso!, che fa seguito a una serie di libri dal titolo analogo, come L’ho uccisa perché l’amavo. Falso!, Ce lo chiede l’Europa. Falso!, e così via. Quel giorno per me è sacro, avevo avuto la gioia di celebrare a Santa Marta con Papa Francesco e di poterlo salutare personalmente, pertanto la questione è passata inosservata. Ora che il libro e il suo autore vengono a Terni a difendere l’idea che la democrazia non ha bisogno di Dio, mi sento di dire che le sue argomentazioni sono a dir poco datate. In un certo senso, si potrebbe dire che è anche vero che la democrazia non abbia bisogno di Dio. È stata pensata anzi contro forme di teocrazia e assolutismo fondato religiosamente. Si tratta di intendersi. Di democrazia e di altri sistemi politici si parla già nella Grecia antica, ne trattano i filosofi, dai sofisti a Aristotele, con esiti diversi. La storia da allora è andata avanti e si è sviluppata in modi difficilmente qui descrivibili. Ma se ci si deve situare – come è giusto – nel nostro tempo, dobbiamo fare i conti con quello che succede sotto i nostri occhi. Nel XX secolo le cose più atroci sono venute dai “senza Dio”, di destra e di sinistra. Questo non va dimenticato. E anche successivamente non mi pare che ci sia un grande sviluppo della democrazia, se la si intende in senso reale e non solo formale, e questo non per colpa della religione, ma dell’idolatria del potere, del fanatismo ideologico. Non mi pare neppure che qualcuno oggi introduca la fede per dimostrare la necessità della democrazia.
La religione in ambito occidentale è talmente relegata nella sfera privata, cultuale, devozionale, rituale, folcloristica, popolare, che non c’è legge che si possa dire “ispirata dalla fede”. Mi sembra, al contrario, che molte leggi vengano proposte in contrasto, non solo con la fede, ma contro valori umani fondamentali. Il problema nasce quando, alla luce della Rivelazione cristiana, dei liberi cittadini scoprono che la democrazia va verso una deriva che è contraria al bene comune e contro la dignità, oltre che contro la vita, delle persone, e in quanto cittadini sentono il dovere e il diritto di difendere se stessi da prassi e leggi che offendono la persona. Non quindi in nome di Dio, ma in nome della persona. I credenti però pretendono di sapere che è proprio Dio a dare la misura della grandezza della dignità e libertà umana.
Abbiamo ancora sotto gli occhi le vicende di regimi politici che hanno abbandonato la fede in Dio, nel Dio cristiano, nell’unico Dio pregato in modo concorde da religiosi di fedi diverse come è successo secondo lo “spirito di Assisi” in questi 27 anni dalla prima Giornata di preghiera delle religioni per la pace. Sul tema è ancora da considerare attuale il libro di Henry de Lubac, un gesuita amato da Papa Francesco, che scriveva più di 50 anni fa Il dramma dell’umanesimo ateo. Quell’umanesimo che secondo D’Arcais sarebbe valido etsi Deus non daretur, mentre, secondo de Lubac, senza Dio scompare dall’orizzonte anche l’uomo. Questo è il punto di D’Arcais che ritorna sempre come un’ossessione.
Ricordo un altro libro che presentò presso la Provincia di Perugia molti anni fa, intitolato Etica senza fede. Fui invitato a dare la mia opinione nel dibattito, e già allora si profilò la visione pessimista e tragica dell’autore, che concludeva quel volume affermando che l’uomo è come Sisifo: non deve pensare di avere un risultato, e tuttavia deve essere felice. Ricordo che gli obiettai che almeno consentisse che questo Sisifo senza Dio e senza speranza alcuna in questo e in un nessun altro mondo avesse almeno la libertà di piangere. Senza Dio, anche la democrazia piange, non dà motivi di impegno, di altruismo, di gratuità, di speranza, di serenità, di pazienza e di perdono e riconciliazione che sono l’anima della vita politica, cioè l’anima di un popolo, di una città in cui lo Spirito fa comunione e insegna la pace e il rispetto carico di amore sincero.

AUTORE: Elio Bromuri