La globalizzazione dei pensieri

In metropolitana

Tempo di lettura: 143 secondi

Il tragitto in metro, di prima mattina, assomiglia a tanti altri. La gente, oggi, mi sembra più silenziosa del solito. Sprofondati nella lettura dei quotidiani, sono quasi tutti alle pagine della guerra. D’altra parte, a sfogliarle, non cambia poi molto: disgrazie aeree, attentati, violenze. Della cronaca, meglio non parlare: omicidi, rapine, malasanità e quant’altro. Sui volti, le pagine riflettono sentimenti di smarrimento, timore, paura. Ecco il volto nuovo della globalizzazione dei pensieri. Domina su tutto la paura, spalmata in tutte le salse e con tutti i genitivi: paura della guerra, degli attentati, del futuro, del lavoro, della borsa e dei risparmi, delle vacanze, della famiglia, dei figli e del loro futuro. Da cristiano cerco di operare una conversione di prospettiva, un vero salto nell’anima, concentrandomi su Gesù Cristo, tenendo lo sguardo – come dice il Papa – “fisso sul volto del Signore”. Per vincere la paura, o almeno per conviverci, devo tornare, spiritualmente, all’origine di tutto dove c’è “Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo”, infinitamente ricco di benevolenza, di grazia, di misericordia, di gloria e potenza salvifica. E in Dio, fin dall’inizio, “prima della creazione del mondo”, c’è il mistero della sua volontà, il progetto di salvezza, “il disegno di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo e quelle della terra”, il disegno cioè di unificare e pacificare tutti i popoli della terra. Ritrovo la pace, consapevole e piantata per terra. La nostra società da tempo chiamata multietnica, multiculturale e multireligiosa ha il volto dell’altro col quale sono gomito a gomito in questo vagone di metropolitana e nelle strade affollate del centro: la donna indiana alla quale hanno appena rubato la borsa e si guarda smarrita intorno, gli occhi grandi del bambino in braccio alla donna che chiede l’elemosina sulle scale della stazione, l’ambulante che rinfresca la frutta, il turista che mi chiede la strada, i giovani agenti che presidiano la piazza, il portiere del mio ufficio, il collega che sale con me in ascensore…Ha ragione il Papa, quando invita tutta la Chiesa, in questo inizio di millennio, a tenere fisso lo sguardo sul volto del Signore. Guardare a Cristo è un atto di fede. In Lui si purifica la nostra memoria e la nostra coscienza, si risana la storia e la geografia, per dirla in termini di attualità. Il Papa ha appena fatto sette nuove beatificazioni: un padre di famiglia, un vescovo martire, due preti e tre suore. E questi nuovi beati li ha posti come “esempio di giusti che per la loro fede vivono accanto a Dio in eterno”. E’ questo che ci porta in alto, al di fuori e al di sopra, al di dentro e accanto: tutte le dimensioni della comunione e dello spirito. Un antico adagio dice: la paura ha bussato alla mia porta. La fede ha aperto: non c’era nessuno.

AUTORE: Angelo Sceppacerca

LASCIA UN COMMENTO