La Gmg della responsabilità

Sono appena rientrato da Toronto con il primo contingente di giovani della Gmg: è lunedì 29 luglio, pomeriggio. I ragazzi hanno dormito duro tutto il viaggio per ricuperare la notte della veglia e la sorpresa del temporale del mattino di domenica. Ma si portano a casa per la vita un’altra forte spinta. Il bilancio della Gmg è largamente positivo. I giovani hanno l’istinto di dimenticare subito i disagi, gli acquazzoni, le lunghe attese, la fame, la sete, i pesi degli zaini, le code alle docce: importante è la vita che esplode e che trova una direzione verso cui crescere. A caldo, mentre si raccattano i sacchi a pelo, che perdono sempre qualcosa, direi che è stata la Gmg della missione, vista come decisione per la corresponsabilità con la Chiesa per il mondo. I giovani hanno bisogno di riferimenti e il Papa lo è stato alla grande. Era un Papa molto più giovane delle ultime celebrazioni e canonizzazioni in S. Pietro. I giovani hanno bisogno di scambi, di emozioni, di allegria e lo hanno testimoniato tutte le street, place, bus e metropolitane di Toronto. Ma i giovani sanno che si devono rimboccare le maniche e non stare a lamentarsi di questo mondo. Hanno finito di rinfacciare ai padri che non sono stati per loro dei veri esempi di amore e di vita cristiana, hanno deciso che ora tocca a loro. A loro è chiaro che il futuro del mondo potrà essere lo sviluppo del Giubileo o la continuazione della tragedia dell’11 settembre. E’ la Gmg della responsabilità dei giovani, perché non ho mai visto tanti giovani così precisi nel reagire e dialogare col Papa sui temi veri della vita e prendersi il proprio posto. Sentinelle erano stati chiamati. Ebbene sono ancora di sentinella, ma hanno intuito la strada, sanno di dover portare senso e chiarezza, sale e luce, sapore e visibilità alle nostre insulsaggini e nebbie stagnanti. Il Papa ha fiducia in loro. Si è subito stabilito un dialogo tra la sua generazione che ha dovuto soffrire le guerre del secolo scorso e la loro che subisce continui tradimenti. Certo, la stampa laica italiana non acquista punti con questi giovani se squallidamente si riduce a definire la loro festa con la pedofilia di alcuni preti. I giovani si sentiranno traditi un’altra volta. Ma, se saranno maturi, non si fermeranno alla critica, capiranno che la strada per essere luce e sale è in salita e comincia il giorno dopo, a partire dai mass media che stanno arricchendosi della loro testimonianza fresca, talvolta ingenua, ma sempre decisa, come lo dimostra il quotidiano Avvenire che in questa settimana veniva stampato direttamente a Toronto e che ogni mattina i giovani potevano leggere per specchiarsi ed essere aiutati ad andare oltre. I ragazzi hanno vissuto con serietà questo salto dalla contemplazione di Cristo (e quanta ce n’è stata in questi giorni!) all’azione, dallo stare tra di loro a investirsi di responsabilità per il mondo di tutti. Hanno visto gli amici presenti e hanno notato quelli che mancavano perché non avevano potuto ottenere il visto di entrata nel Canada; hanno dialogato tra di loro su globalizzazione e vangelo, su vita interiore e testimonianza, su scelte di povertà o di superficialità e sono ripartiti da Toronto con una decisione nuova: buttarsi nella mischia. Ci saranno comunità cristiane capaci di accompagnarli e non pronti subito a spegnere la loro schietta decisione?

AUTORE: Domenico Sigalini *