La liturgia c’entra sì con la politica

Editoriale

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Erano tempi duri, difficili e persino minacciosi quelli che videro al vertice della Chiesa cattolica, morto il grande Leone XIII (+1903), il santo pastore che prese il nome di Pio X. Fu lui che di fronte all’annunciata morte di Dio (Nietzsche), alla diffusione del laicismo, massoneria, positivismo e socialismo, comunismo, ateismo militante e in una prospettiva di lotta tra nazioni e tra classi sociali all’interno di esse, non esitò a impegnarsi per il rinnovamento della liturgia e del canto nella Chiesa. Una Chiesa che canta e prega, prima di tutto, e così esalta la sua fondamentale vocazione di santità nei riti e nella vita. Questa la cura primaria di Pio X, santo, appena eletto Papa. Sulla scia di questa sua preminente cura, otto anni dopo la sua elezione, e quindi cento anni fa, istituì il Pontificio istituto di musica sacra che in questi giorni celebra l’anniversario con relazioni storiche e concerti. A quel tempo era anche viva la questione del modernismo, e la reazione contro le novità della critica biblica e i tentativi di rinnovamento, tuttora oggetto di ricerca e di studio in Italia, e anche in Umbria, dove il modernismo ebbe notevoli seguaci e protagonisti. Ma da tutto questo vogliamo trarre la riflessione che la Chiesa e i fedeli dovrebbero ritornare alle sorgenti della vita liturgica nel senso pieno e forte del termine: di dare veramente a Dio quello che è di Dio e di trarre le conseguenze, nella vita pratica, dall’azione dello Spirito, resistendo alla violenza dello spirito di fazione. Potrà sembrare una fuga nell’angolo sereno e protettivo della preghiera, e potrebbe esserlo veramente, rifuggendo dal commentare, ad esempio, le elezioni ed entrare nel vortice di quello che Tarquinio ha definito “il vecchio bipolarismo furioso” in cui non si salva nessuno e dove volano sassi e stracci dappertutto. Inutilmente mons. Crociata dice che la passione politica non deve sovrastare sulla relazione rispettosa umana e cristiana tra persone mature e civili. Basta aprire una tv per avvertire che ciò non accade. Sorge imperioso il pensiero che si debbano ricostruire case plurime, dove si possa vivere e respirare e parlare liberamente senza essere demonizzati, dove poter fare progetti di vita e di azione. Basta, stare nelle trincee! In queste elezioni i cattolici dove sono stati, e ora dove si trovano? E cosa possono sperare? Per di più, chi sta fuori della trincea è il primo ad essere impallinato. Benedetto XVI, ricordando i cento anni dell’Istituto di musica sacra, ci invita ad alzare lo sguardo e ad affinare la sensibilità cristiana attraverso una consapevole e matura partecipazione alla liturgia, da ritenere espressione della Chiesa universale, attenta all’evoluzione dei tempi nella conservazione della sacra tradizione: sacra traditio et legitima progressio. Un popolo che canta le lodi di Dio non sarà poi disposto a gridare improperi, accuse e calunnie ai fratelli, soprattutto ai fratelli di fede. Il centenario dovrebbe essere un’occasione per rivedere alle nostre liturgie e farle salire di qualità e di partecipazione, per far crescere la dignità e la bellezza di tutto l’agire del cristiano.

AUTORE: Elio Bromuri