La magia del sorriso

Intervista a don Silvio, alias Mago Sales. Con la magia e la clawneria porta il sorriso a bambini e adulti e con gli spettacoli finanzia i progetti per l'infanzia delle missioni salesiane

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Mago Sales l’abbiamo visto in televisione intervistato come il maestro di Arturo Brachetti, l’illusionista trasformista che ha creato un grande spettacolo a Parigi con i suoi giochi di prestigio imparati in tanti anni di oratorio salesiano a Torino. Era l’oratorio di don Silvio Mantelli, conosciuto come ‘Mago Sales’. Il suo ‘maestro’, appunto. Don Silvio affascina per quello che è: prete per vocazione, mago per passione, ama dire di sè. Ed anche lui è famoso in tutto il mondo, ma non nei teatri svavillanti di luci. Mago Sales si esibisce nei villaggi polverosi dell’Africa dell’Asia e dell’America. Porta il suo spettacolo di magia e di giocose illusioni che affascina bambini e adulti di ogni lingua e cultura. È venuto anche a Perugia, per festeggiare i venti anni di presenza dei salesiani, invitato da don Marcello, anche lui discepolo di don Silvio ed ora maestro. All’oratorio di Perugia ha attivato un laboratorio magico-comico e domenica 5 febbraio, nella palestra dell’Istituto Don Bosco con i suoi ragazzi ha aperto lo spettacolo di Mago Sales con una classica gustosa scenetta di clowneria! Abbiamo approfittato dell’attesa mentre don Silvio preparava i suoi attrezzi per lo spettacolo. Mago Sales mettere la magia con la fede, sembra quasi un controsenso… ‘La mia è una magia da clown, è un gioco; il gioco rientra nella categoria dei bimbi. I bimbi comunicano con il gioco, vivono, sono il gioco, e allora se si vuole stare a contatto con loro si deve giocare. E poi don Bosco diceva: ‘Se volete che i giovani amino quello che amate voi, amate quello che amano i giovani’, per cui lui stesso si era messo a fare i giochi di prestigio’. Come ha cominciato? ‘Io ho cominciato quasi per caso, mi ha insegnato un amico di famiglia. E poi ho avuto la fortuna di conoscere delle persone che mi hanno aiutato da un punto di vista della tecnica, ma l’importante è metterci l’anima. In qualsiasi posto del mondo mi trovi tiro fuori la valigia e riesco a comunicare con grandi e piccini’. Cosa fa quando non fa il mago? ‘Io sono un prete che fa il mago non un mago che fa il prete. Una è una professione, l’ho scelta io; l’altra è la vocazione, nel senso che l’essere prete non l’ho scelto io. Questo mi dà la forza, il coraggio, la speranza di impegnarmi nel sociale’. Lei viaggia molto, visita le missioni salesiane e raccoglie fondi per i bambini”Quando si vede la situazione tremenda in cui vivono molti bambini non si deve solo regalare un sorriso. Io faccio loro una promessa: aiutarli. Lo faccio attraverso le missioni, e con gli spettacoli sovvenziono l’opera dei missionari. In Asia ad esempio con 200 euro si manda a scuola un bambino che lavora in fabbrica dando in cambio alla famiglia quei pochi soldi che porta a casa. Attualmente siamo riusciti ad aiutare più di 4.000 bambini. Ho fatto promesse ai bambini della Cambogia che lavorano in fabbrica, ai bambini soldato dell’Uganda e ai bambini di strada in Brasile’. Se le chiedo un episodio particolare, con i bambini che vengono agli spettacoli, cosa le viene in mente?’Giocano e tutti si godono lo spettacolo. Ma potrei dire che la soddisfazione più grande l’ho avuta da un adulto, in Somalia, dove ancora c’è la guerra. Al termine dello spettacolo è venuto da me e mi ha detto che erano 10 anni che non rideva e in quello spettacolo aveva annullato tutta la sua tensione. È difficile invece che i bambini dicano qualcosa di simile, perfino i bambini soldato riescono a ridere. Ma in Nepal ho visto un bambino, avrà avuto quattro anni, che non ha mai riso per tutto lo spettacolo. Se ne stava in un angolo, da solo, lo abbiamo notato tutti’. Possiamo dire che lei porta tra la gente il volto sorridente di Dio? ‘Porto il diritto al sorriso. Io mi considero un adulto non cresciuto, e mi trovo bene così’.

AUTORE: Maria Rita Valli