La nave affonda, dov’è la scialuppa?

Sulla cassa integrazione in deroga - afferma l'assessore al Lavoro, Maria Prodi - il Governo è in ritardo, e i termini non sono chiari

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Anche chi è all’avanguardia è in crisi. Soffrono pure i fiori all’occhiello dell’industria regionale, come quelle aziende che lavorano per il settore dell’auto, che vedono bloccate le loro commesse. Ormai si rischia che importanti soggetti economici della regione scompaiano nel giro di due anni. ‘Il Governo è in forte ritardo’ afferma l’assessore regionale alle Politiche del lavoro, Maria Prodi. Che aggiunge: ‘Nell’interesse dei lavoratori e delle imprese, certe decisioni dovevano essere già state prese. Spero almeno che il Governo si sbrighi e, soprattutto, che indichi chiaramente alle Regioni come procedere’. Che significa? Che l’accordo fra Stato e Regioni sulla cassa integrazione in deroga è nato traballante?’Rispetto all’accordo, di poco superiore agli 8 miliardi di euro sulla cassa integrazione in deroga, 2 miliardi e 650 milioni li forniranno le Regioni con risorse provenienti dal Fondo sociale europeo (Fse); un miliardo e 400 milioni arriverebbero dal Fondo governativo per l’occupazione. Però, forse, quest’ultima cifra comprende risorse già destinate alle Regioni per l’apprendistato e per i percorsi di formazione professionale. Il ministero del Lavoro le metteva a disposizione fra ottobre e novembre per l’anno successivo, ma ancora non ce n’è traccia. Quindi la preoccupazione sul funzionamento dei nostri centri di formazione al lavoro rimane fortissima. Le altre risorse provengono dal Fondo per le aree sottoutilizzate (Fas), di cui l’Umbria stessa ha beneficiato. Ma alla fine, dei suddetti 8 miliardi, il dubbio che resta è che il Governo abbia messo ben poco”.E adesso aspettiamo un’importante approvazione da parte dell’Europa”Infatti la Commissione europea ancora non ci ha detto se le risorse del Fse possono essere impiegate per supportare politiche del lavoro passive, come gli ammortizzatori sociali. Nel frattempo, come Regione, abbiamo disegnato un utilizzo di tali finanziamenti che mescolerebbe il sostegno al reddito con le politiche attive del lavoro, quali la formazione e l’orientamento. Però bisogna prima sapere se la Commissione europea accetterà questa ‘accezione’ sull’uso del Fondo sociale europeo’. Per combattere una crisi pesante occorrerà distogliere risorse da altre cose importanti. O no? ‘Con i 44 milioni di euro del Fse che l’Umbria dovrebbe ristrutturare in funzione anticrisi, noi come altre Regioni e le Province su nostro mandato, avremmo fatto azioni importanti per intensificare le possibilità di inserimento lavorativo. Negli ultimi due anni la Regione Umbria ha usato questi soldi per pagare assegni di ricerca, favorire giovani laureati, inserire neolaureate nelle imprese, reinserire nel mondo del lavoro donne sopra i 45 anni, stabilizzare i precari. Abbiamo aiutato quelle fasce di lavoratori che ancora oggi costituiscono una criticità nella nostra regione. In questa ‘ristrutturazione’ del Fse, come Regione pagheremo dei costi, nulla è gratis’ E saremo costretti a fare meno azioni contro la disoccupazione’. L’accordo sulla cassa integrazione in deroga c’è, ma non si vede. Almeno, non si notano ancora i suoi effetti positivi. ‘Oggi il grosso problema è incrociare risorse governative con altre delle Regioni di provenienza europea e con i meccanismi dell’Inps. Tecnicamente, è estremamente complicato. Inoltre il Governo non si è mosso in maniera lineare: prima ha fatto un decreto legge, poi una conversione in legge ma senza le risorse, poi ha fatto un accordo con le Regioni per trovare le risorse. Da ultimo, come detto, stiamo attendendo il consenso dell’Unione europea che dovrebbe avvalorare l’accordo stesso. Ci sono delle regole da chiarire nella loro operatività. Ma subito, poiché i lavoratori non possono più aspettare che il Governo prepari la sua circolare’. Esempi di queste procedure non chiare? ‘A molti sfugge il fatto che il Governo impone, prima di poter utilizzare la cassa integrazione in deroga, 90 giorni di sospensione alle condizioni della disoccupazione. Sono 90 giorni di lavoro effettivi, pagati al 60 per cento e non all’80, che devono intercorrere dal momento in cui il lavoratore viene sospeso dall’impresa fino al momento in cui scatta la possibilità della cassa integrazione in deroga. Però, stiamo parlando di 90 giorni continuativi? Di 90 giorni con interruzioni? Se fosse corretta quest’ultima interpretazione, che dovrebbe fare un povero lavoratore? Andare ogni due giorni all’Inps a dire ‘adesso sono sospeso’ oppure ‘da domattina sono reintegrato’? Il Governo ancora non ce l’ha detto’.

AUTORE: Paolo Giovannelli