La profezia della consacrazione secolare

Il carisma dell’istituto è, fin dalle origini, quello della laicità vissuta nella Chiesa e nel mondo con una piena secolarità, “dal di dentro” della storia contemporanea, nella sequela di Gesù obbediente, povero, casto, per testimoniare le beatitudini nella quotidianità

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L'Oasi del Sacro Cuore ad Assisi
Oasi Sacro Cuore di Assisi: una delle 4 case di spiritualità delle Missionarie

“Siamo nelle case, siamo tra la gente, siamo la gente… e abbiamo un segreto che amiamo custodire come un regalo venuto del cielo: l’intuizione di vivere gli assoluti del Vangelo dove Dio ci ha posto”. Così “si leggono” le Missionarie della Regalità di Cristo.

Fra i tanti carismi presenti nella Chiesa, quello della “secolarità consacrata” è caratterizzato dall’assunzione totale di ciò che è più familiare e congeniale all’essere umano. Si tratta di una delle forme più recenti di vita consacrata riconosciute dalla Chiesa e, forse per questo, non ancora pienamente compresa.

È, a guardar bene, un segno di quella Chiesa dialogante di cui parlava Paolo VI nell’enciclica Ecclesia suam: “Non si salva il mondo dal di fuori; occorre, come il Verbo di Dio che si è fatto uomo, immedesimarsi, in certa misura, nelle forme di vita di coloro a cui si vuole portare il messaggio di Cristo. Occorre condividere, senza porre distanza di privilegi, o diaframma di linguaggio incomprensibile, il costume comune, purché umano e onesto, quello dei più piccoli, specialmente, se si vuole essere ascoltati e compresi” (n. 90).

L’istituto secolare delle Missionarie della Regalità di Cristo, presente anche nella nostra regione Umbria, è nato ad Assisi nel 1919, dall’intuizione del frate minore padre Agostino Gemelli e dall’esperienza spirituale di Armida Barelli. A esso si è successivamente aggiunto l’istituto maschile e quello dei sacerdoti.

Il carisma dell’istituto è, fin dalle origini, quello della laicità vissuta nella Chiesa e nel mondo con una piena secolarità, “dal di dentro” della storia contemporanea, nella sequela di Gesù obbediente, povero, casto, per testimoniare le beatitudini nella quotidianità.

L’esperienza di san Francesco d’Assisi ispira e sostiene il desiderio di osservare il Vangelo in mezzo a tutti gli uomini, senza segni distintivi, senza vita comune, scegliendo lo stile della “minorità” e del servizio. L’istituto, diffuso in molti Paesi del mondo, è una comunità fraterna pienamente secolare ed è riconosciuto dalla Chiesa.

Armida Barelli
Armida Barelli

I luoghi della missione sono i luoghi della vita ordinaria, quello civile, sociale politico, ecclesiale, culturale, come anche Papa Francesco ha recentemente ricordato parlando di “una vocazione che è proprio lì, dove si gioca la salvezza non solo delle persone, ma delle istituzioni. E di tante istituzioni laiche necessarie al mondo… La vita di chi ha ricevuto questa vocazione, è come il seme del grano; è come il lievito. È fare tutto il possibile perché il Regno venga, cresca e sia grande e anche che custodisca tanta gente, come l’albero della senape. Piccola vita, piccolo gesto; vita normale, ma lievito, seme, che fa crescere” (Discorso del 10 maggio 2014).

Per poter essere lievito che fermenta la massa, senza rumore, e per essere seme che fa germogliare il bene, nel silenzio, l’appartenenza all’istituto secolare è caratterizzata dal riserbo. Questo aspetto sembra oggi creare difficoltà, forse perché non facile da comprendere e necessario da rimotivare.

All’inizio, il riserbo è stato inteso in modo funzionale alla dimensione apostolica della vita secolare: esso permetteva – e permette – di inserirsi in ogni ambiente, anche in quelli più ostili alla Chiesa, senza incontrare ostacoli legati alla propria condizione di credente. Tuttavia il suo valore va oltre ed è strettamente legato alla secolarità, alla povertà, alla minorità. Il riserbo aiuta a non collocarsi in appartenenze che distinguono, a crescere nella consapevolezza di una solidarietà esistenziale con le donne e gli uomini del proprio tempo e del proprio paese, a testimoniare che il Vangelo si può vivere anche in una vita “radicalmente normale”; aiuta a sperimentare la povertà di non avere, nemmeno nella Chiesa, un’identità che renda diversi dagli altri battezzati.

È importante, perciò, sottolineare come esso educhi il cuore alle dimensioni dell’uguaglianza, della secolarità, della minorità. Chi volesse conoscere in modo più approfondito il carisma può visitare il sito dell’istituto o prendere contatto con il sottoscritto, assistente per la regione Umbria. Istituto secolare delle Missionarie della Regalità di Cristo: www.ism-regalita.it.

AUTORE: Padre Giulio Michelini ofm Guardiano del convento di Farneto