La scuola umbra si autovaluta

Si avvia anche in Umbria il Sistema nazionale di valutazione, che durerà tre anni, tra condivisioni e perplessità

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aula-scuola-studenti-bambiniParte anche in Umbria il sistema di autovalutazione delle scuole. Tale processo coinvolgerà, a partire dal mese di marzo, tutti gli istituti italiani (sia statali che paritari) di ogni ordine e grado secondo una direttiva del settembre 2014 stabilita dal Ministero per l’Istruzione, Università e ricerca (Miur). La conferenza di formale avvio nella nostra regione della prima tappa del Sistema nazionale di valutazione (Snv), che durerà tre anni, è avvenuta venerdì 6 febbraio nell’Aula magna dell’Università per stranieri di Perugia alla quale erano presenti Domenico Petruzzo, dirigente dell’Ufficio scolastico regionale per l’Umbria (Usr), Sabrina Bono, Capo Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali del Miur, Amilcare Bori, dirigente tecnico dell’Usr, Giovanni Paciullo, rettore dell’Università per Stranieri. La platea era composta da numerosi dirigenti scolastici e coordinatori didattici dell’Umbria, nonché docenti di alcune scuole. “Per molti anni in Italia non abbiamo avuto la sensibilità della valutazione” – ha detto Petruzzo. È comunque un processo già in atto da tempo in tutta Europa e sistemi di valutazione sono stati già avviati nel nostro Paese, a partire dalle prove Invalsi e Vales.

L’obiettivo di tale valutazione – ha spiegato il capo dipartimento Bono, ricordando le parole del ministro all’Istruzione Stefania Giannini, è quello di dare “alle scuole strumenti che non servono per promuoverle o bocciarle, ma per migliorarsi. Non stiamo pensando a classifiche di istituti, ma puntiamo ad una crescita del sistema scuola, che è possibile solo quando si è in grado di verificare quali siano i punti di forza e quelli di debolezza. La valutazione non è uno scopo, ma è uno strumento che serve a raggiungere uno scopo: migliorare e mettere a frutto il potenziale di ogni singola scuola”. In pratica tale valutazione, che durerà tre anni, prevede tre momenti: il primo riguarderà la valutazione che ogni singola scuola farà di se stessa, la seconda esterna, la terza della dirigenza scolastica. Le scuole già dai prossimi mesi dovranno compilare un format del Rapporto di autovalutazione (Rav) elaborato dall’Invalsi con la supervisione del Miur e di esperti. Il Rav prevede che gli istituti debbano analizzare il contesto in cui operano (ad es. popolazione scolastica), gli esiti (i livelli di apprendimento degli studenti, l’organizzazione della didattica), le risorse (l’utilizzo delle risorse umane e finanziarie), i processi (le pratiche educativo didattiche e gestionali-organizzative). Questi dati saranno inseriti in una piattaforma online, riservata ad ogni scuola.

Nel realizzare questa autovalutazione le scuole avranno un parametro nazionale di riferimento (bench-mark), che consentirà di paragonare i propri dati con quelli di altri istituti. All’interno della piattaforma compariranno altri elementi in possesso del Ministero, dell’Invalsi e di altre banche dati. Lo scopo è che ogni scuola possa avere a disposizione un quadro complessivo che le permetta di riflettere sui propri punti di debolezza o di forza, per cercare di capire come migliorarsi e potenziare la propria offerta formativa. Tale format, in formato elettronico, dovrà essere reso pubblico entro luglio- agosto 2015 sia sul sito della scuola, ed accessibile anche alle famiglie, che sulla piattaforma del Miur “Scuola in chiaro”. Alla fine del triennio, nell’anno scolastico 2016/2017, le scuole diffonderanno i risultati raggiunti rispetto agli obiettivi di miglioramento programmati. Per fare tutto ciò ci saranno dei momenti di formazione. Durante l’anno scolastico 2015/16 prenderanno il via, invece, le visite alle scuole dei nuclei di valutazione esterna. Per la valutazione dei dirigenti sarà portata avanti secondo degli indicatori definiti dall’Invalsi in collaborazione con il Miur. Al termine dell’incontro la capo dipartimento Bono si è augurata che tale processo “non venga preso come uno dei tanti adempimenti normativi, ma che vada a migliorare la qualità del sistema scolastico”.

 

Le principali perplessità

 

Al termine dell’incontro non sono mancate domande e perplessità da parte dei dirigenti scolastici, pur convinti in buona parte del valore di tale valutazione. Tra le tante il sovraccarico di lavoro per dirigenti e docenti che si dovranno occupare di compilare il Rapporto, i fondi, la pericolosità di una lettura dei dati grezzi, senza possibilità di poterli commentare: la valutazione dovrebbe tener conto del contesto scolastico, sociale e territoriale – è stato commentato da alcuni – vedi il problema delle pluriclassi nelle zone montane, degli studenti provenienti da famiglie con un livello di istruzione basso, o di nazionalità straniera. Bisognerebbe conoscere anche il precedente percorso scolastico degli studenti, perché andrebbero valutati anche i progressi. E poi il Rav come verrà interpretato dai genitori nella scelta della scuola? Una cosa è condividere i dati tra addetti ai lavori, un’altra tra persone non esperte.

AUTORE: Manuela Acito