La teologia? Mi interessa

Scuola della Parola: le apprezzate novità introdotte per questo anno accademico

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Con una veste del tutto nuova, sabato 31 ottobre ha ripreso i suoi incontri la Scuola della Parola. Conservando la sua natura di appuntamenti di preghiera e catechesi a livello diocesano, rivolti soprattutto ad un pubblico giovanile, la Pastorale giovanile e vocazionale ha scelto di cambiarne l’impianto. È rimasta la divisione in tre momenti: come è buon uso in ogni incontro cristiano, il primo momento è fatto di preghiera, per introdurre tutti in un clima più raccolto e concentrato; poi, il secondo momento, caratterizzato da una serie di incontri – di riflessione e formativi – di introduzione alle sacre Scritture, che saranno tenuti da don Nazzareno Marconi, biblista, rettore del seminario di Assisi e titolare di diverse cattedre all’Istituto teologico; la maggiore novità riguarda il dopo cena, prima occupato dalle testimonianze, ora dai cosiddetti gruppi di interesse. Questi ultimi si rivolgono alle varie fasce di età e di occupazione nei vari ambiti parrocchiali, e sono tre, ognuno con una tematica che lega i vari incontri. Per i giovani, il “laboratorio” proposto si intitola “Signore cosa vuoi che io faccia?” ed è volto a portare i ragazzi ad interrogarsi sulla propria vocazione, sul proprio standard di vita, ed è guidato dai frati francescani Minori dei conventi di Farneto e di S. Maria degli Angeli. Chi in parrocchia e in diocesi svolge il ruolo di animatore nei vari gruppi giovanili può partecipare agli incontri – tenuti da don Davide Travagli della diocesi di Spoleto-Norcia – che si intitolano “Diamo un’anima al gruppo”, finalizzati a delineare i compiti di ascolto e di guida di un animatore. Il terzo gruppo, infine, rivolto agli adulti, è guidato da don Antonio Cardarelli, professore di filosofia al Teologico, ed ha come filo conduttore “Le tre encicliche di Papa Benedetto XVI”: in esso vengono spiegati gli scritti del Pontefice, individuandone il peso teologico e sociale. In questo primo incontro, la preghiera iniziale è stata improntata sulla solennità che ci sarebbe stata l’indomani, quella di Ognissanti, recitando i primi vespri e chiedendone l’intercessione con le litanie, nelle quali sono stati ricordati soprattutto i santi della diocesi, grande tesoro che abbiamo, ma di cui spesso ci si dimentica. Dopo il momento di preghiera, ad introdurre le sacre Scritture è stata, in questa occasione, la professoressa Giuseppina Bruscolotti, insegnante al Teologico, che ha tracciato una panoramica sulla Bibbia, il suo contesto, la sua formazione e la sua composizione, che verrà approfondita dalle successive lezioni di don Nazzareno, partendo da brani della stessa Bibbia. La novità più importante, quella dei gruppi, ha riscosso un forte successo, sia tra i ragazzi che tra gli adulti: non c’è dubbio che ha subito portato a mettere diversi punti interrogativi, un po’ in tutti, ad alcune certezze, come la presunta semplicità dell’attività di animatore, la piena convinzione sulla potenza del proprio carattere, l’ignoranza a proposito della teologia. Il cambiamento è stato introdotto per cercare di tener presenti la vita e gli impegni che poi si svolgono nelle parrocchie: molti, tra i partecipanti, sono catechisti, altri sono ragazzi che stanno scoprendo il progetto di Dio nella loro vita; altri, magari, desiderano approfondire il pensiero biblico e quello della Chiesa attraverso il proprio Pontefice; altri hanno semplicemente la curiosità di chi si è da poco affacciato alla fede. La nuova impostazione della Scuola della Parola cerca proprio di abbracciare quante più persone possibili, senza deviare dallo spirito di fraternità che ha sempre avuto ed evitando di finire di diventare un freddo accademismo. Ciò che la Pastorale giovanile si augura è che si mantenga questo clima di sano ottimismo, di gioia, che alimenta sempre questi incontri, dove si sente tanto la qualità degli insegnamenti quanto il ritrovarsi tra amici. Oltre alla profondità della preghiera. Si spera che la buona volontà di tutti continui a far crescere il numero delle persone che non si accontentano del banale. Emanuele FrenguelliUna partecipante racconta come ha funzionato il “laboratorio” per giovani alla Scuola della ParolaQuando si cerca di fare sul serio con il Signore, quando si scopre di non poter fare a meno di quell’Amore che non chiede nulla ma rende nuove tutte le cose, allora forse ci si accorge di vivere per qualcosa di infinitamente grande e risuona in noi, con forza, una domanda, sempre la stessa domanda: “Signore, cosa vuoi che io faccia?”. Proprio tale interrogativo, che credo quasi tutti i lettori di queste pagine si siano posti almeno una volta nella vita, è il tema del “laboratorio”guidato da due giovani frati, cui ho scelto di partecipare, insieme a numerosi altri giovani, nel corso del primo appuntamento con la Scuola della Parola. Certamente, come gli stessi frati hanno più volte ribadito, non esistono risposte preconfezionate per questa domanda; non esiste il “fai questo o fai quello, così sarai felice”. Esiste un quotidiano cioè un’occasione sempre nuova che viene donata a ciascuno per vivere la nostra vocazione all’Amore in mille realtà, in mille modi, tra mille difficoltà. Esiste un desiderio che custodiamo nel cuore, esiste la certezza di un incontro, l’incontro con uno sguardo dolce e penetrante capace di distruggere ogni ipocrisia; esiste una scelta che richiede fiducia, coraggio, abbandono e si traduce ogni giorno in un cammino di sequela responsabile e perseverante. “Signore, cosa vuoi che io faccia?”: se semplicemente siamo curiosi o se già da tempo ci martella tale domanda, allora approfittiamo di queste serate insolite che la Scuola della Parola offre. Chissà che non sia anche la nostra occasione per rispondere, nella libertà e nella verità, a quella voce che ogni giorno chiama tutti noi, deboli pescatori con le reti sempre vuote, per invitarci a seguirlo.

AUTORE: Sara Marcucci