A Terni veglia per la pace in Siria e nel mondo

Tempo di lettura: 164 secondi

veglia-preghiera-terniNel santuario di Sant’Antonio di Padova a Terni, gremito da tantissimi fedeli che hanno trovato posto anche sul sagrato della chiesa, si è tenuto l’incontro comunitario di preghiera per la pace. Migliaia di persone hanno risposto in diocesi all’accorato invito di Papa Francesco a pregare e digiunare per la pace in Siria e nel mondo. “Anche noi, stasera – ha detto il vescovo mons. Ernesto Vecchi -, ci sentiamo partecipi di quella catena di impegno per la pace che unisce tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Siamo qui per fare eco ‘al grido che sale da ogni parte della terra, da ogni popolo, dal cuore dell’unica grande famiglia che è l’umanità’”. Tantissimi giovani, famiglie, anziani, gruppi e movimenti, sacerdoti e religiosi della diocesi hanno partecipato alla veglia presieduta dal Vescovo amministratore apostolico. L’incontro, animato da meditazioni e canti francescani, è stato introdotto da letture tratte dal messaggio di Papa Francesco, dalle preghiere secondo le intenzioni del Papa e dalla lettura di una testimonianza delle monache trappiste di Azeir di Siria: “Noi – raccontano le monache -, come cristiani, possiamo almeno offrire queste sofferenze e violenze alla misericordia di Dio unirle al sangue di Cristo che in tutti coloro che soffrono porta a compimento la redenzione del mondo. Cercano di uccidere la speranza, ma noi a questo dobbiamo resistere con tutte le nostre forze”. Il secondo momento della veglia è stato aperto dalla liturgia della Parola e dalla riflessione di mons. Vecchi: “Per noi cristiani dire oggi fraternità significa un riferimento esplicito alla civiltà dell’amore, la cifra che ci consente di dire che tutti i popoli appartengono all’unità della famiglia umana. Ma il cristiano non deve cadere nell’equivoco di una rifondazione puramente immanente (cioè laicista) di valori cristiani, come è accaduto con la famosa trilogia rivoluzionaria ‘libertà, uguaglianza, fraternità’, concetti tipicamente cristiani, ma scippati e secolarizzati dalla Rivoluzione francese e dalla filosofia dei Lumi. Papa Francesco, durante la Gmg, ha fatto sue le parole del pensatore brasiliano Alceu Amoroso Lima: ‘Quanti, in una nazione, hanno un ruolo di responsabilità, sono chiamati ad affrontare il futuro con lo sguardo calmo di chi sa vedere la verità’. In tale prospettiva, la calma porta a scoprire la cultura dell’incontro, nella quale tutti hanno qualcosa di buono da dare e tutti possono ricevere qualcosa di buono in cambio. Questo atteggiamento aperto, disponibile e senza pregiudizi, Papa Francesco lo definisce ‘umiltà sociale’. Se vogliamo essere davvero operatori di pace – ha aggiunto mons. Vecchi – dobbiamo accogliere l’insegnamento di san Giovanni Crisostomo, che ci chiede di sintonizzare la nostra vita su cinque frequenze: riconoscere i propri limiti e le colpe commesse; perdonare le offese ricevute; respirare la grazia di Dio nella preghiera; soccorrere i bisognosi e condividere le risorse; avere una giusta considerazione di sé, che si impara alla scuola di Gesù, che è mite e umile di cuore. È la fede in Cristo, vissuta con coerenza, che cambia la vita, sconfigge la violenza e promuove la pace!”. La veglia si è conclusa alle ore 24 dopo l’adorazione eucaristica guidata sul tema della pace con scritti di Paolo VI, Giovanni Paolo II, del card. Carlo Maria Martini e don Tonino Bello. Sono stati raccolti anche dei fondi, equivalente del digiuno chiesto da Papa Francesco, che saranno destinate alle popolazioni della Siria.

AUTORE: E. L.