La visita di Tarek Aziz a Assisi

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Che ci faceva il braccio destro di Saddam Hussein – il vicepremier Tareq Aziz – in ginocchio davanti alla tomba di San Francesco? L’interrogativo dell’uomo della strada è ritornato più volte nei commenti alla visita alla Basilica di San Francesco. E’ stata una giornata senza dubbio particolare quella di sabato 15 febbraio. Tanti giornalisti e tanti uomini delle forze dell’ordine per raccontare un momento di preghiera, pensato come privato e diventato invece un evento mediatico. L’inviato di Baghdad, Tareq Aziz, cristiano caldeo, si è raccolto in preghiera davanti alla tomba del santo per un cammino di pace avallato dal Consiglio di sicurezza dell’Onu che aveva garantito un po’ di respiro per altri 15 giorni di speranza. Gesto sincero o compiuto in ossequio ad una strategia per accreditarsi come l’uomo ‘buono’ del regime iracheno? Ma non poteva non essere accolto dai francescani che hanno ricevuto sempre tutti. Padre Vincenzo Coli ha sottolineato che la giornata di sabato “rappresenta anche un messaggio dei cristiani ai musulmani. E’ stata una visita importante perchè vogliamo far capire anche ai popoli arabi di fede musulmana che la nostra fede cristiana è una fede che si rifa a Cristo, principe della pace’. Possiamo anche sbagliare – ha aggiunto – lo dice anche la storia, ma c’è la dottrina, l’ indirizzo. Se vogliamo essere autentici, dobbiamo essere costruttori di pace”. Tareq Aziz è arrivato ad Assisi – in precedenza aveva visitato la Basilica di Santa Maria degli Angeli – poco prima di mezzogiorno. Scortato fino all’inverosimile da guardie del corpo irachene e dai reparti speciali italiani, è sceso nella cripta. Ha accennato un sorriso durante i momenti simbolici: l’ostensione del corno d’ avorio donato a Francesco dal sultano d’Egitto nel 1219 e l’accensione della lampada della pace che richiama gli eventi del 24 gennaio 2002, quando i capi delle diverse religioni si impegnarono ad agire contro ogni forma di terrorismo e di guerra. Ma il vicepremier iracheno sostanzialmente è rimasto imperturbabile, quasi estraneo a tutto quello che accadeva intorno a lui. Anche perché contemporaneamente si svolgeva a Baghdad l’incontro tra l’inviato del Papa, il cardinale Roger Etchegaray, e Saddam Hussein. E non poteva certo sbilanciarsi più di tanto. Bersagliato dai fotografi che hanno ritratto ogni suo movimento nella piccola cripta, ha poi scritto sul registro delle firme ”Possa Dio Onnipotente concedere la pace al popolo dell’ Irak e a tutto il mondo. Amen”. Tareq Aziz è stato successivamente invitato a colazione dai frati minori conventuali nel refettorio. Poi una breve visita nella Basilica Superiore di San Francesco, accompagnato da padre Massimiliano Mizzi che gli ha spiegato la storia degli affreschi giotteschi, anche il dipinto che ritrae il sultano con Francesco impegnato nella prova del fuoco. L’inviato di Saddam Hussein, in una atmosfera un po’ surreale, scortato da agenti con il mitragliatore in mano, è poi ripartito per Roma. La visita è durata poco più di due ore ma sono state significative soprattutto per un gesto: inginocchiarsi davanti a Francesco per pregare per la pace. Potrebbe essere anche questo un miracolo. In attesa della pace.

AUTORE: E.Q.