Lavoro contro amore

FAMIGLIA. Convegno a Roma sui primi anni di matrimonio

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Il difficile equilibrio tra lavoro e famiglia è motivo di conflitto “per il 59% degli uomini e il 45% delle donne”. Lo ha rivelato Carl A. Anderson dell’organizzazione americana Cavalieri di Colombo, intervenendo nei giorni scorsi a Roma alla conferenza “I primi anni di matrimonio”. L’evento, promosso dal Pontificio istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia, è stato un’occasione per interrogarsi e riflettere sul binomio famiglia-lavoro e sulle reciproche implicazioni, con particolare attenzione alle neo-coppie di sposi e con la consapevolezza che “lavoro e famiglia sono vocazioni distinte ma connesse”. Entrambe, ha sottolineato Anderson, “sono innate nell’uomo” e fanno parte della stessa “vocazione al matrimonio”. Per questo, “più che parlare di bilanciamento” sarebbe preferibile parlare di “armonia”. Anziché nemici, “lavoro e famiglia possono supportarsi a vicenda” giacché “il lavoro consente alla famiglia di vivere in modo dignitoso, e la famiglia aiuta il lavoratore a vivere nel rispetto della sua dignità”. Anderson ha invitato quindi a una “armonizzazione a livello personale, coniugale, familiare, economico-commerciale e sociale”, e ha evidenziato i pericoli di una società che promuove il lavoro ma svaluta l’importanza di avere figli. Tutto questo è necessario per “una migliore armonizzazione” di queste due istituzioni e ha “effetti sorprendenti sulla società e sulla stessa economia”. “Coppia non si nasce, si diventa” ha invece affermato mons. Carlo Rocchetta, teologo pastoralista e assistente spirituale presso la Casa della Tenerezza di Perugia, che si occupa di accoglienza di coppie in difficoltà. Per mons. Rocchetta occorre anzitutto capire “quale relazione di coppia si vuole: se deve prevalere il bene oggettivo della coppia e della famiglia o il benessere individuale che rende la coppia particolarmente fragile e a rischio frattura. Se la relazione non viene concepita come un bene funzionale alla coppia e alla famiglia, ma solo alla gratificazione del singolo, saranno poche le probabilità di ‘successo’ del legame”. Legame messo a rischio, oltre che dall’individualismo esasperato, anche “dall’accentuazione univoca dell’aspetto emotivo”. Si deve, ha sottolineato mons. Rocchetta, “bonificare” la relazione di coppia per “passare dal narcisismo alla nuzialità, a costruire il noi”. Francesco Belletti, consultore del Pontificio consiglio per la famiglia e presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari, intervenendo alla conferenza ha messo in guardia anche dalla “narrazione” della famiglia oggi proposta ai giovani: “Assistiamo quasi sempre a narrazioni estreme: fallimenti o eroismi, senza raccontare la normalità e la quotidianità, che è il coraggio e il valore del grande romanzo familiare”. Occorre stare attenti, perché “anche da questa modalità dipendono le scelte dei giovani”.

AUTORE: Andrea Regimenti