Le cooperative sociali remano controcorrente

Un settore prezioso, ma minacciato da tasse, tagli e ritardi nei pagamenti

Tempo di lettura: 245 secondi

Banchetto con manufatti Re.leg.art al mercato umbro-provenzale di Tübingen
Banchetto con manufatti Re.leg.art al mercato umbro-provenzale di Tübingen

Attività economiche che offrono, al contempo, importanti servizi di welfare: si tratta delle cooperative sociali, che in Umbria ammontano a circa 250 realtà. La crisi sta però facendo sentire i propri colpi, non tanto per la mancanza di richieste, quanto piuttosto – ed è qui il paradosso – per il peso sempre più soffocante dell’apparato statale, tra tagli ai fondi, aumento delle tasse e mancati pagamenti.

“La situazione è difficile – spiega Andrea Fora, presidente di Confcooperative Umbria – poiché il Fondo statale per le politiche sociali è stato praticamente azzerato lo scorso anno, e anche le risorse dei Comuni, che avevano fino ad oggi tamponato la situazione, stanno finendo. Si tratta di tagli strutturali che minano servizi essenziali come l’assistenza agli anziani, ai disabili, ecc., e che porteranno a un aggravio dei costi per le famiglie e, nei casi peggiori, alla soppressione di servizi stessi. La Regione – continua Fora – è riuscita, in questi anni, a mantenere inalterato il Fondo regionale per le politiche sociali, e questo ha permesso di calmierare la situazione anche sotto il profilo occupazionale. Ora, però, servono interventi risolutivi. Per questo confidiamo nel nuovo Governo”.

I nodi più importanti da sciogliere per ridare ossigeno alle cooperative sociali sono l’aumento dell’Iva e il mancato pagamento degli enti pubblici. “Se le cose non cambieranno – sottolinea il presidente di Confcooperative – la legge di stabilità prevede l’aumento dell’Iva dal 4% al 10% per tutti i servizi erogati dalle cooperative sociali. Sarebbe un colpo durissimo per le nostre attività, che non porterebbe nulla se non ulteriori aggravi per le famiglie e i Comuni. Stimiamo infatti che questo aumento potrebbe comportare circa 400 posti di lavoro in meno, che andrebbero a sommarsi ai centinaia di cassa integrati del 2012”.

Altro problema, il mancato pagamento da parte degli enti pubblici. Nonostante, infatti, dal 2013 il tempo massimo di pagamento sia stato ridotto a due mesi, molte cooperative stanno ancora aspettando di riscuotere per servizi resi a gennaio. Ma i ritardi nei versamenti arrivano anche a due anni. “Ci sono cooperative – racconta Fora – che attendono il loro compenso da marzo 2010 e, in alcuni casi, le somme da riscuotere sono pari quasi al loro bilancio annuale. Di fronte a certe situazioni estreme per le nostre attività, ci stiamo attivando per comunicazioni ufficiali alla prefettura e alla Corte dei conti. Anche perché noi abbiamo l’obbligo di pagare i nostri fornitori entro un mese, ma di media riscuotiamo non prima di 8-10 mesi. Per questo – conclude – ritengo che il futuro delle cooperative sociali debba essere sempre meno dipendente dai servizi pubblici e sempre più propenso a diventare impresa”.

Se a creare legami è una legatoria

Da oltre 30 anni la coop. soc. Relegart favorisce l’attività lavorativa delle persone disabili

Sono ormai più di 30 anni che la cooperativa sociale Relegart (www.relegart.it) è presente a Perugia come punto d’eccellenza per l’artigianato e l’integrazione sociale. “Diversi per forza, diversi per scelta” è lo slogan di questa realtà del territorio, la cui peculiarità è quella di fare della legatoria di qualità lo strumento per l’inserimento e l’integrazione lavorativa di persone portatrici di handicap. “Siamo nove soci – racconta Silvia Romaniello, presidente della cooperativa – di cui alcuni disabili. Inoltre, collaboriamo con le scuole e con il Comune per attivare nel nostro laboratorio progetti di stage con persone diversamente abili. È soprattutto il servizio che offriamo a questi ragazzi ad essere la nostra più grande soddisfazione e a spingerci ogni giorno ad andare avanti, nonostante tutte le difficoltà”. Oggi, infatti, la comunità di Relegart vive un momento delicato e rischia di dover chiudere. “Il nostro stipendio viene dal nostro lavoro – continua Silvia – e, oggi, tra le spese e le commesse che sono diminuite, è difficile continuare ad avere un riscontro economico. Ma vogliamo andare avanti e non arrenderci. Per tornare ad essere competitivi e avere una miglior visibilità nel mercato locale, dobbiamo però necessariamente rinnovarci. Abbiamo investito le risorse che avevamo – aggiunge la presidente – per migliorare il sito internet e promuoverci nel mondo del Web. Ora, però, abbiamo bisogno di modernizzare il negozio per incrementare il commercio dei prodotti, altrimenti il nostro progetto di vita e di lavoro rischia seriamente di naufragare. Nonostante negli anni abbiamo lavorato spesso con l’estero, ci sono ancora dei perugini che non conoscono i nostri prodotti d’artigianato”. Da qui l’idea di affidarsi alle nuove possibilità di aiuto che offre il Web, ovvero la tipologia di raccolta fondi chiamata crowd funding, un finanziamento collettivo che consente di donare alla cooperativa (fino al 14 giugno) un contributo in denaro per portare avanti il progetto di rinnovo. “Il vostro aiuto – si legge nella pagina Facebook di Relegart – servirà per darci slancio, per offrirci una chance di sopravvivenza. Il resto sarà frutto del nostro lavoro, della qualità dei nostri prodotti e del nostro impegno. Ogni vostro contributo, anche piccolo, sarà per noi fondamentale! Grazie!”.

AUTORE: Laura Lana