Dopo le elezioni l’Umbria non è più una regione “rossa”

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di Daris Giancarlini

Ora che anche Terni si è ufficialmente aggiunta ai 30 capoluoghi di provincia che il Partito democratico ha perso in Italia dal 2015 a oggi (Perugia compresa), è lecito chiedersi quali siano le aspettative dei tanti umbri che hanno fatto diventare la regione ‘rossa’ quel “ricordo storico” di cui parla il prof. Bruno Bracalente a commento delle sue analisi statistiche sui flussi elettorali negli ultimi cinque anni. Una definizione, quella del docente perugino, che ha tanto il sapore di una irreversibilità, perlomeno a breve, di quanto successo prima alle politiche del 4 marzo, con il tracollo del Pd, e poi con il voto amministrativo, con Terni diventata città leghista e il centrodestra che sfila al centrosinistra il governo di Umbertide e Spoleto.

Mi affido ancora a Bracalente nel tentare di spiegare il perché del successo leghista in Umbria con la “forte volontà di cambiamento” di una parte rilevante di cittadini dell’ex regione rossa. Cambiamento rispetto a cosa? Di sicuro, nel voto alla Lega si può intravedere l’auspicio che possano arrivare da una forza politica nuova (rispetto al panorama tradizionale) quelle risposte a una crisi economica che, nell’ultimo decennio soprattutto, ha provocato anche in una realtà piccola e coesa come quella umbra – chiusure aziendali a catena e squilibri sociali consistenti. In aree come, appunto, Terni e la sua provincia, ma anche nella fascia appenninica da Gualdo Tadino e Nocera Umbra fino a Spoleto, cui si sono aggiunte le zone terremotate. Il voto alla Lega, quindi, più che un consenso alle ricette su temi ‘tradizionali’ quali sicurezza e immigrazione, reclama soluzioni mirate per disegnare prospettive di futuro, con risorse adeguate per attuarle. Se il centrodestra a trazione leghista vorrà mirare al ‘bersaglio grosso’ delle prossime regionali del 2020, si dovrà impegnare sul terreno della concretezza.

In tutto questo, il Pd che fine ha fatto? Dalla batosta di marzo al dopoballottaggi si contano sulle dita di una mano gli interventi di suoi dirigenti, locali e nazionali, per provare a spiegare una serie di sconfitte per le quali non si riesce a individuare la fine (continua a leggere gratuitamente sull’edizione digitale de La Voce).

 

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