“Le ragioni della pace”

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L’11 settembre l’Umbria accoglierà la marcia per la pace Perugia-Assisi che ormai da più di 40 anni si svolge nella nostra regione. Questa data è dal 2001 particolarmente significativa e ci ripropone la necessità di rispondere al clima di paura, che i recenti episodi di terrorismo e di guerra hanno amplificato, con la costruzione di una pace vera e duratura. Non a caso la marcia termina ad Assisi. La città di san Francesco, che resta un testimone universale di pace. Egli non solo l’ha predicata, in un tempo di forti conflitti anche fra le città della nostra stessa regione, ma l’ha vissuta in prima persona, incarnando il Vangelo della pace. L’impegno per l’edificazione della pace non è solo di un momento, ma di sempre; non è riservato al tempo delle manifestazioni, ma alla vita di ogni giorno; non riguarda solo gli altri, ma anzitutto se stessi. Il panorama fosco e preoccupante del mondo spinge oggi molti a chiedersi che cosa si può fare. È facile lasciarsi sopraffare dal pessimismo, sentendosi irrilevanti e impotenti. L’impotenza e il pessimismo spingono a rannicchiarsi in se stessi, a rinchiudersi nelle proprie comunità, estraniandosi da un mondo troppo grande, troppo complesso, in cui per di più si può fare poco. Sembra tramontato per sempre il sogno di un mondo senza guerra. Il pessimismo, l’impotenza, il ripiegamento, lo hanno inesorabilmente eroso. All’individualismo dei comportamenti personali corrisponde il ripiegamento delle istituzioni. E la crisi che sta attraversando l’Onu non è altro che un ulteriore tassello dell’impoverimento della società internazionale. C’è bisogno di un nuovo slancio spirituale, come pure di un nuovo coraggio per affrontare assieme il destino del mondo a partire dai popoli più deboli e poveri. Grazie ai media oggi si può vedere tutto, sapere tutto, anche quello che avviene a distanza. Nessuno, quindi, può più dire ‘io non sapevo’, né giustificare gli atteggiamenti di chiusura e individualismo. E la pace è un bene talmente alto che non può essere lasciata solo nelle mani di pochi. L’impegno per sostenere l’Onu che quest’anno viene in modo particolare sottolineato nelle manifestazioni di questi giorni, si inserisce nell’orizzonte di responsabilità globale che il cristiano deve sentire in prima persona. Nella comunità cristiana infatti c’è un’eredità di pace, anche se essa si qualifica in maniera differente dalla pace del mondo. Il Signore ha lasciato ai suoi discepoli la sua pace: ‘Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo io la do a voi’ (Gv 14, 27). Il Vangelo parla di una pace donata a ogni discepolo: non è solo una scelta politica, è piuttosto una dimensione personale, del proprio cuore, della propria vita, delle proprie relazioni con gli altri. È la pace con Dio, prima di tutto, e viene a noi dal suo perdono, dalla sua presenza, dalla sua compagnia. Per questo dono, il cristiano è, nel profondo, un uomo pacifico. Se non lo è, si allontana dallo stesso Vangelo. Proprio come uomo pacificato, il cristiano diviene pacificatore. Assisi dunque contiene, come in uno scrigno, il tesoro di un’eredità di pace che Giovanni Paolo II volle raccogliere e diffondere nella storica giornata di preghiera per la pace nel 1986, assieme ai leader delle più importanti Chiese e religioni mondiali. Questo Spirito di Assisi continua a dare frutti di pace e, negli stessi giorni della marcia Perugia-Assisi, soffierà a Lione dove avrà luogo il XIX Incontro internazionale di preghiera per la pace, dal titolo Il coraggio di un umanesimo di pace, organizzato dall’arcidiocesi di Lione e dalla Comunità di Sant’Egidio. Sì, è necessario un nuovo coraggio, perché l’impegno per la pace sia di tutti, degli uomini della politica e della cultura, come dei credenti di ogni fede. Ciascuno può e deve trovare le sorgenti profonde di pace che sono alla radice del cuore di ogni religione e di ogni uomo di buona volontà. Sono occasioni importanti, di riflessione e di approfondimento, per affermare con sempre maggior convinzione le ‘ragioni della pace’, in un mondo in cui guerra e terrorismo sembrano prevalere con le loro logiche violente.

AUTORE: Vincenzo Paglia