Legge regionale sugli asili, vittoria dell’ala moderata

L'approvazione della legge quadro sulle scuole per l'infanzia, di fatto, premia il concetto di sussidiarietà. In concreto, favorisce le famiglie e l'operato prezioso delle suore

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I giornali, nell’informare sull’approvazione della ‘legge sulla prima infanzia’ (denominata con esattezza ‘Sistema integrato dei servizi socio-educativi per la prima infanzia’), hanno rimarcato l’aspetto più specificamente politico, determinato dalla spaccatura della maggioranza. Rifondazione comunista, infatti, si è dissociata e ha votato contro. La legge è passata con 14 voti favorevoli e con l’astensione del Polo di centrodestra. Non è un fatto di poco conto, e sta forse a indicare che la parte più moderata dello schieramento maggioritario regionale ha acquistato consapevolezza della propria consistenza e non va più a rimorchio, come sembra peraltro fare in altri settori, dell’ala estrema. Ma il fatto importante della legge regionale consiste nell’aver attuato in concreto quella filosofia propria dell’ispirazione cristiana della politica che si chiama sussidiarietà. Tale principio, anche se la parola risulta ostica, vuol dire che si deve rendere possibile l’azione autonoma di cittadini singoli o organizzati nel farsi soggetti attivi nella vita civile, assumendo impegni e compiti di utilità sociale. In altri temini, in questo caso, vuol dire che, se dei genitori si mettono insieme per formare un nido dove portare i loro bambini, oppure vi sono delle suore, come è antica e felice tradizione in Italia, che vogliano attivare un centro per l’infanzia, dovranno essere non solo lasciate libere di farlo, ma anche di poter accedere a quelle risorse che gli enti locali, nel caso Regione e Comuni con compiti specifici, mettono a disposizione per questo settore di attività, chiedendo le debite garanzie e facendo i dovuti controlli. È quanto ha fatto il Consiglio regionale dell’Umbria, la cui maggioranza è riuscita a produrre una legge quadro su tutto il settore. Una legge attesa da molte famiglie per la carenza in Umbria di asili nido, che in 30 anni non hanno raggiunto la quota di 3000, oggi ritenuta del tutto insufficiente, come era previsto nella precedente legge del 1971, e perché con questa legge, come ha sottolineato Giampiero Bocci (Margherita), si è affermato il diritto al ‘pluralismo delle offerte educative’ da parte delle famiglie. Non è quindi una legge che riguarda solo gli asili nido – ha aggiunto – ma tutto ‘il sistema integrato dei servizi socio-educativi per la prima infanzia’. Molto stringente anche la dichiarazione di Maria Prodi, assessore alle Pari opportunità, che ha affermato: ‘In 30 anni abbiamo avuto il dimezzamento della natalità; anche per questo la legge sull’infanzia è un segno di speranza’, aggiungendo che in Umbria solo un bambino su dieci si avvale delle strutture pubbliche. Siamo indietro rispetto alle altre regioni. E si è giustamente domandata: ‘Gli altri nove dove vanno?’. C’è un grande bisogno pertanto di sostenere sia il pubblico che il privato, assicurando le risorse necessarie.