L’emergenza rende quasi impossibile confessarsi. Che fare?

Confessione tradizionale o al telefono?

Mentre ci avviciniamo alla Pasqua e alle celebrazioni della Settimana santa, cresce nei fedeli anche il desiderio di concludere, come di consueto, il cammino della Quaresima con la possibilità di accedere al sacramento della riconciliazione. Confessare i propri peccati e prepararsi a vivere nella gioia la memoria della risurrezione di Cristo e della nostra salvezza ricevuta nel battesimo.

Il continuare delle restrizioni sociali che stiamo vivendo, a causa dell’emergenza sanitaria in corso, non ci permetterà purtroppo di celebrare neanche i misteri del Triduo pasquale con la partecipazione del popolo di Dio, ma ancora con solo pochi ministri e a porte chiuse. Questo di conseguenza renderà praticamente impossibile ai fedeli anche l’accostarsi alla confessione sacramentale, non senza grande sofferenza. Che fare? Cosa ci suggerisce la Chiesa?

Da giorni girano indiscriminate comunicazioni che ipotizzano soluzioni innovative (come la confessione al telefono). La Chiesa ha fatto chiarezza attingendo al suo tesoro di tradizione. Indica a pastori e fedeli le possibilità di ricevere con certezza il perdono di Dio. Sia per chi si trova nelle drammatiche situazioni dell’infezione virale e per chi se ne prende cura. Per tutti coloro che sono solamente impediti dal recarsi in chiesa dalle norme di isolamento sociale.

Chi può recarsi da un sacerdote …

Coloro che, pur non infrangendo le disposizioni in vigore, avranno la possibilità di accostarsi individualmente a un sacerdote potranno celebrare il perdono di Dio nel modo consueto, nel sacramento della penitenza, curandosi di prendere, insieme al confessore, tutte le precauzioni per evitare ogni eventuale contagio (un luogo areato esterno al confessionale, una distanza conveniente, il ricorso alla mascherina).

Tutti gli altri, secondo la dottrina della Chiesa, potranno ricevere il perdono e la riconciliazione con Dio esprimendo nella preghiera il proprio “atto di dolore (o contrizione) perfetto”. Accompagnato dalla ferma intenzione di accostarsi al sacramento appena possibile.

Se si verifica dunque la dolorosa impossibilità di ricevere l’assoluzione sacramentale, come in questi giorni, anche il cosiddetto votum confessionis, ovvero anche il solo desiderio di ricevere a suo tempo l’assoluzione sacramentale, accompagnato da una preghiera di pentimento (il Confesso a Dio onnipotente, l’Atto di dolore, l’invocazione Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, abbi pietà di me) comporta il perdono dei peccati, anche gravi, commessi (Catechismo della Chiesa cattolica, n. 1452).

Momento di preghiera e di riflessione

In questo caso si consiglia, almeno per chi ne ha la possibilità, di far precedere a questo momento profondo di preghiera un tempo di riflessione. A partire da un testo della Parola di Dio, che ci guidi a compiere un buon esame di coscienza, così da presentare al Signore il nostro pentimento per i peccati che abbiamo commesso e che riconosciamo davanti a Lui. Concludiamo con una preghiera di ringraziamento per la misericordia ricevuta e per la gioia ritrovata.

È prevista dal Rito della penitenza anche una forma “straordinaria” con l’assoluzione generale dei penitenti quando non sia possibile l’ascolto delle confessioni individuali. Può essere impartita solo dove ricorre l’imminente pericolo di morte e la presenza di molti penitenti, oppure in caso di grave necessità, come purtroppo si sta verificando nei luoghi del Paese maggiormente interessati dal contagio, e necessita sempre dell’autorizzazione del Vescovo diocesano, entro i limiti del possibile.

La Chiesa custodisce con umiltà e fedeltà il tesoro della misericordia di Dio. Cerca di assicurare ai fedeli la possibilità di attingervi il dono della vita nuova conquistata da Cristo per noi nella sua Pasqua di passione, morte e risurrezione.

† Luciano Paolucci Bedini
vescovo di Gubbio

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