L’esercito dei “senza letto”

Anziani. In Umbria sono numerosissimi, ma l’assistenza è al di sotto delle necessità

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Uno dei problemi principali degli anziani in Umbria è l’assistenza. Come nel resto d’Italia. Davanti ad un Paese che invecchia, lo Stato e la classe politica non sembrano ancora trovare le idee né, tantomeno, le risorse necessarie per imprimere un pur minimo cambiamento di rotta. Nell’ultimo rapporto della Commissione europea sull’invecchiamento della popolazione, datato giugno 2009, l’Italia figura come il Paese che – nell’intera Europa – spenderà di meno per i suoi anziani.

L’Istat conta oggi, in Umbria, oltre 205 mila persone che superano i 65 anni di età (al censimento del 2001 erano 192 mila). I Comuni più “vecchi” sono: Sellano, Preci, Ferentillo, Polino, Poggiodomo, Vallo di Nera, Nocera Umbra, Valtopina, Scheggia e Pascelupo, Costacciaro, Sigillo, Monte Castello di Vibio, Baschi, Montecchio, Guardea, Lugnano in Teverina, Otricoli, Calvi dell’Umbria, Narni, Todi, Castelgiorgio, Orvieto, Parrano, Ficulle, Fabro, Montegabbione, Monteleone di Orvieto e Paciano. Le vedove ammontano a circa 55.332 mila, contro 10.197 mila mariti che hanno perso la moglie. Nella regione, per ogni bambino con meno di 6 anni, ci sono 5 anziani sopra i 65. Anziani, un’assistenza che traballa“Nel 2008 – spiega il presidente dell’Associazione cristiana residenze anziani e disabili dell’Umbria (Acradu), Gino Brunozzi – la nostra Regione, con la legge 9 del 4 giugno, ha attivato il Programma d’intervento sulla non autosufficienza, Prina, finanziandolo con circa 32 milioni di euro di provenienza nazionale e regionale, allocati ai distretti sanitari delle Asl. Per espressa volontà legislativa, tali risorse dovranno essere destinate per l’80 per cento all’assistenza domiciliare e semiresidenziale e il restante 20 per cento ai servizi di trasporto per cura e riabilitazione”.

Nel 2051, su un totale di circa 816 mila umbri, il 35 per cento della popolazione sarà composto da persone anziane: i sessantacinquenni saliranno a circa 250 mila nel 2030 e a 285 mila nel 2051. Queste cifre danno qualche brivido. “Già oggi – continua Brunozzi – la realtà coincide con lunghe liste di attesa, soprattutto da parte di anziani non autosufficienti. Sarebbe necessario incrementare i posti letto delle residenze protette, ben oltre i pochi di cui si sta discutendo in questi giorni. Assistiamo, infatti, a situazioni in cui l’anziano paga l’intera retta, oppure viene affidato a badanti senza formazione e con inefficace continuità assistenziale”.

Residenze protette: 2 mila posti letto? Un sogno…Di quanti posti letto ci sarebbe ancora bisogno? “Di almeno altri 2 mila – risponde Brunozzi – ma ciò costerebbe ben più delle risorse disponibili. Inoltre l’intero sistema della spesa pubblica risente ancora della passata politica ‘ospedalocentrica’, che assorbe gran parte del Fondo regionale”. Che fare, allora? “Serve urgentemente – continua Brunozzi – una nuova strategia, per ora appena abbozzata: i dati della Commissione europea parlano chiaro e ci preoccupano. Ad esempio, nel solo territorio della Asl 2 vivono circa 40 mila anziani con età superiore ai 75 anni. Dunque, non potendo spendere di più, occorre riallocare velocemente le risorse esistenti, secondo quella logica di integrazione socio-sanitaria tante volte invocata ma, di fatto, poco realizzata”.

AUTORE: Paolo Giovannelli