Le sbarre luogo di riscossa

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Per l’uomo che soffre, e quindi anche per l’uomo carcerato, l’esperienza di un buon libro o la partecipazione ad un corso scolastico, o ancora quella di conoscere la vita di una grande musicista come Verdi, non solo vengono vissute quasi come un’esigenza, ma anche e soprattutto come possibilità, a volte unica, di dare senso a quanto si è costretti a soffrire. Durante l’esperienza della carcerazione, lo studio può aiutare a valorizzare un tempo che, diversamente, avrebbe solo il sapore di una vedetta subita, il cui conto non si chiuderebbe mai, o di un tempo di vendetta, privo di ogni orizzonte di speranza. Come tutti gli uomini, quindi, sono molti i detenuti che studiano e leggono nel silenzio ed in maniera personale; tra essi, inoltre, un’elevata percentuale, sente l’esigenza di farlo comunitariamente con i compagni di cella, attraverso la partecipazione e frequenti incontri.

Questi momenti, che segnano una pausa nella routine di un’esistenza privata della libertà, possono anche diventare occasione privilegiata, quanto necessaria, per attingere da dentro la forza di cui ogni uomo ha bisogno, per reinserire la propria vita interrotta, in un sentiero alternativo di armonia interiore e di recupero o di riconciliazione con i valori fondamentali della persona umana. La risposta dell’interiorità, soprattutto di fronte alle sofferenze di chi vive il carcere, non può che essere una risposta di amore, quell’amore incarnato nelle persone che più si amano e per cui spesso diventa l’unica prospettiva di vita.

E grazie ai libri alla scuola, quindi, se abbiamo imparato ad accettarci proprio noi che siamo costretti a vivere ogni giorno lontani da ogni normale o più nobile sentimento di affetto, oltre che rimanere l’unica possibilità per vivere, diventa l’unica occasione di crescita per poter capire sempre di più la realtà che ci circonda. Gli uomini. Per inseguire il sogno di essere liberi.

Spoleto, 14 ottobre 2013

AUTORE: Giuseppe Barreca