L’ex maresciallo con il Genio della lavorazione del legno

Nel laboratorio di Franco Marciano a Ponte San Giovanni, modellini di navi, riproduzioni di monumenti e tanti presepi. Uno di questi donato alla cattedrale di una città del Venezuela. Adesso sta progettando scene della Passione e Risurrezione di Cristo

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Franco Marciano con le sue opere
Franco Marciano con le sue opere

Il legno è nel suo Dna. L’infanzia e la prima giovinezza nella bottega del padre falegname a Frascati, e poi da adulto nella grande falegnameria del suocero a Ponte San Giovanni. Per vivere si è arruolato nell’Esercito, ma le mani del maresciallo di Artiglieria in congedo Franco Marciano, 68 anni, hanno sempre continuato a giocare, manipolare e creare con il legno. O meglio, gli scarti del legno. Da bambino con manici di scopa costruiva macchinine. Gli studi di Ragioneria, e poi nell’Esercito in giro per l’Italia. Nella sua stanza in caserma – racconta – c’era sempre un tavolino con gli attrezzi del mestiere: un traforo, un avvitatore, limette, carta vetrata, pinze, colle e pennelli. E i modellini delle navi che costruiva, come quelli delle tre caravelle di Cristoforo Colombo. Nel 1973 viene trasferito a Perugia dove presta servizio al Distretto militare fino al momento del congedo, avvenuto nel 1985. Nel frattempo si era sposato proprio con la figlia di un falegname, uno dei titolari della grande falegnameria (più di 10 operai) Natalizi-Ricci di Ponte San Giovanni. Un matrimonio anche con il legno, perché il maresciallo nelle ore libere aiuta il suocero, il cavaliere del lavoro Carletto Natalizi, nell’azienda di famiglia. Ma continua anche a coltivare il suo hobby, e il garage e la soffitta di casa si riempono non solo di navi ma anche di miniature in legno di monumenti, tra i quali le porte etrusche di Perugia riprodotte studiando le foto storiche del catalogo Alinari. Nasce anche una riproduzione della famosa biga etrusca di Monteleone (ora in un museo di New York) di legno verniciato a rame. Poi arrivano i presepi. La materia prima sono le cassette di legno buttate via nei supermercati, il Das (una pasta per modellare), sassi, paglia, ramoscelli, sughero, segatura e pezzi di latta che diventano le lame delle zappe, delle vanghe, delle falci e dei tanti attrezzi in miniatura dei personaggi che popolano gli artistici presepi. Vanno bene anche i vecchi caricabatterie dei telefonini, buoni per i giochi di luci. Uno di questi presepi è finito in dono anche nella cattedrale di Barquisimeto, una delle principali città del Venezuela. Adesso le sue mani e la sua fantasia stannno lavorando ad un altro progetto: rappresentare la Passione e la Risurrezione di Cristo. “Perché – dice l’ex maresciallo – la Pasqua non è meno importante del Natale”. Da poco i locali della falegnameria di Ponte San Giovanni ormai chiusa, in via dell’Allodola, sono diventati anche lo studio-laboratorio di Franco Marciano, con un singolare arredamento: vecchie porte trasformate in tavoli, finestre che sono diventate telai per armadi. E così il suo laboratorio è diventato anche un luogo di incontro di appassionati, curiosi e amici che portano vecchi oggetti in legno che torneranno a vivere nei presepi. Perché dal maresciallo Marciano non si butta via niente. Nella sua biografia c’è anche un altro capitolo della sua creatività: nel 1986 ha depositato alla Camera di commercio di Perugia il brevetto di una “raspaghiaccio”: fascette di acciaio da inserire sotto le scarpe per non scivolare sul ghiaccio. Brevetto acquistato da una multinazionale che produce catene per la neve, la Konig K2 che lo ha prodotto nei mercati esteri dei Paesi del Nord con il nome Ice Grip.

AUTORE: Enzo Ferrini