L’ignoranza come arma del consenso politico

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di Daris Giancarlini

La prof boccia il Presidente. Trump ha risposto a una lettera che Yvonne Mason, insegnante del Sud Carolina in pensione da un anno, gli aveva scritto dopo l’ennesima strage di studenti negli Stati Uniti; ma la docente ha rimandato la massiva all’inquilino della Casa Bianca, con una serie infinita di correzioni. “Ci sono problemi di maiuscole, è ridondante e poco specifica” ha sottolineato la prof, consapevole che a scrivere quel testo non era stato Trump in persona, ma un membro del suo staff. “Non per questo la cosa è meno grave” ha ribadito Yvonne, indisponibile ad arretrare di fronte alle lacune grammaticali e sintattiche del testo presidenziale. Un quotidiano americano, il Boston Globe, ha avanzato in proposito la teoria dell’errore calcolato: la staff di Trump inserirebbe volutamente errori di grammatica nelle lettere a firma del Presidente per dare l’idea di una maggiore vicinanza alla gente. Prima considerazione: alla Casa Bianca pensano che gli americani siano, per la gran parte, più ignoranti di Trump. Seconda riflessione: la strategia dell’errore calcolato, se confermata, riporta alla ribalta la considerazione secondo cui, se la maggior parte dei cittadini-elettori è consapevole di non aver acquisito un grado non rilevante di formazione, se ne può attrarre il consenso politico dimostrandosi al loro livello. “Se ce l’ha fatta lui, ce la posso fare anch’io”, in sintesi. E così, rincorrendo il consenso e adeguandosi in basso, siamo arrivati ai tempi grami che stiamo vivendo.

 

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