Lo invidia

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Come possiamo noi cattolici contribuire al bene comune? Ieri c’era la Dc. È andata bene, all’inizio, e anche abbastanza a lungo. Poi nei suoi sotterranei hanno prolificato le pantecane. Ma oggi? Ne sto parlando, nel corso di una cena di “quelle di una volta”, con un amico che di politica ne sa molto più di me. Nostalgia, nostalgia canaglia. “Bianco Padre, che da Roma // ci sei meta, luce e guida… // siamo arditi della fede, // siamo araldi della croce…”. C’era dell’integrismo in quelle note baldanzose, caspita se c’era!, ma c’era anche la voglia irruente di costruire quella giustizia che poi abbiamo costruito solo in alcune sue parti periferiche, non insignificanti, peraltro.

Ricordi. E subito si disegna nella memoria il profilo di De Gasperi. Di come resistette con la stessa forza al radicalismo di Dossetti e alla volontà di Pio XII di un’alleanza dei cattolici con i fascisti, “purché Roma non cadesse in mano della sinistra”. E il mio ricordo va subito a quella giornata di fine agosto 1954 quando, per partecipare ai funerali del grande statista, alle 9 di mattina nella basilica romana di Santa Maria degli Angeli alle Terme, partimmo da Gubbio in pullman… a mezzanotte e percorremmo tutta la Flaminia, dentro e fuori mille paesi e cento città, alla velocità di un ciclista zoppo.

Ma oggi? Silenzio. Stiamo aspettando un porceddu dalla Sardegna, dovrebbe arrivare bell’e cotto, ma evidentemente il servizio traghetti ha difficoltà con i porceddu cotti. “Dimmi un po’, ma quel Graziano del Rio…”. Già, quello che al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti ha sbarellato i veri padroni dell’Italia, i direttori generali dei vari Ministeri. E qui mi accorgo che il mio amico di Del Rio sa tutto. Della sua numerosissima famiglia, del suo impegno come medico e come ricercatore universitario, della sua fedeltà al ministero di diacono (o forse solo di ministro straordinario dell’eucaristia).

“Per di più, in una Roma pesante, bloccata dalla massoneria culturale dell’anti-cattolicesimo, quella che impedisce a Eugenio Scalfari di saltare il fosso e convertirsi a quel Cristo del quale parla come nessun altro esponente del suo mondo, e anche, in parte, del nostro mondo cattolico”. Silenzio. “Ma come fai a sapere tutto di un uomo politico di una generazione diversa dalla nostra?”. Silenzio. Mi guarda. E mi gela: “Perché lo invidio!”. L’ennesima riproposta di un motto sacro, antico e sempre nuovo: “Siate sempre pronti a rendere ragione della speranza che è in voi”.

 

AUTORE: Angelo M. Fanucci