L’Umbria si apre ai profughi

In una riunione convocata dalla presidente Marini è stata decisa la costituzione di un Coordinamento per gestire l’emergenza umanitaria, ma tante sono le incertezze

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Anche l’Umbria è pronta ad accogliere i profughi della Libia, quei disperati che affrontano il mare per fuggire gli orrori della guerra e le violenze della repressione degli opposti schieramenti che si contendono il controllo di quel Paese ricco di petrolio. In una riunione convocata dalla presidente della Regione Catiuscia Marini è stata decisa la costituzione di un Coordinamento per gestire questa emergenza umanitaria, ma tante sono ancora le incertezze. Da giorni si parla di un piano di ripartizione dei profughi sul territorio nazionale messo a punto dal Viminale, che prevede l’accoglienza fino ad un massimo di 50 mila profughi da distribuire tra le regioni italiane in base al criterio di mille per ogni milione di abitanti. La presidente Marini ha detto che l’Umbria è già pronta per ospitarne circa 400. Come detto, però, le incertezze sono ancora tante e riguardano tempi, modalità e luoghi dell’accoglienza. Lampedusa è stata invasa da migliaia di migranti provenienti soprattutto dalla Tunisia. Soltanto negli ultimi giorni sono cominciati ad arrivare barconi dalla Libia. Per ora però questi stranieri sono stati tutti catalogati come clandestini e destinati quindi, dopo l’identificazione, ad essere rimpatriati. Profughi e richiedenti asilo sono soltanto coloro che fuggono da Paesi in guerra o che comunque non possono essere rimpatriati perché la loro vita sarebbe a rischio. Una recente sentenza della Cassazione ha stabilito che gli extracomunitari che fuggono da Paesi nei quali è in corso un guerra “interna” o un conflitto contro un altro Stato hanno diritto almeno ad ottenere il permesso di soggiorno triennale in Italia qualora non gli sia riconosciuto lo status di rifugiati. Occorrerà quindi tempo per appurare se quei disperati sbarcati in Italia potranno restarvi. Alla riunione a palazzo Donini convocata dalla Marini hanno preso parte il presidente dell’Unione Province dell’Umbria Marco Vinicio Guasticchi, dell’Anci Umbria Wladimiro Boccali, il delegato regionale della Caritas umbra Marcello Rinaldi, gli assessori regionali Carla Casciari e Franco Tomassoni, i sindaci dei principali Comuni umbri e rappresentanti delle prefetture di Perugia e Terni e delle forze dell’ordine. Il Coordinamento costituito avrà il compito, d’intesa con le prefetture ed il Commissario nazionale per l’emergenza umanitaria, il prefetto di Palermo Giuseppe Caruso, di definire le modalità organizzative a livello regionale. La Marini ha riferito di aver assicurato a Maroni la piena disponibilità della Regione a rapportarsi con il Governo “in spirito di leale collaborazione istituzionale”. “Abbiamo tutte le potenzialità per poter accogliere degnamente gli eventuali profughi – ha detto ancora la Presidente -, coinvolgendo sia la rete delle istituzioni locali, che quella della Caritas e del mondo del volontariato”. Tutti hanno convenuto sul fatto che non dovranno essere costituiti “ghetti”. I profughi dovranno essere distribuiti sul territorio in piccoli gruppi, cercando di favorirne l’integrazione. In proposito il presidente Guasticchi ha detto che la Province sono pronte a coinvolgerli in piani di formazione professionale per il loro inserimento nel mondo del lavoro. Boccali, a nome dell’Anci Umbria, ha reso noto di aver già avviato una serie di incontri operativi per l’individuazione delle disponibilità di strutture da parte dei Comuni e della loro capacità di accoglienza “con quel senso di solidarietà che è segno distintivo della identità dell’Umbria”. Sui luoghi dove ospitarli non sono state fornite indicazioni ufficiali. Si è appreso tuttavia che sarebbero stati presi in considerazione a Perugia l’ostello di via Vincioli e la casa Santa Caterina, il centro Madonna dei Bagni a Deruta, la struttura di San Fatucchio sulle sponde del Trasimeno, le ex casermette di Colfiorito, la ex Spea e l’istituto Beata Lucia a Narni e palazzo Crispolti a Todi. Enzo FerriniRinaldi, Caritas: accoglienza ‘modello rifugiati’Si parla molto dell’arrivo, possibile ma non ancora certo nei numeri e nei tempi, degli immigrati che sono sbarcati a migliaia in questi ultimi giorni a Lampedusa. La gente si chiede se saranno clandestini o richiedenti asilo, chi li accoglierà, cosa faranno tutto il giorno, chi pagherà per la loro accoglienza e infine quanti ne verranno? Tutte domande alle quali ancora non è possibile dare risposte. Sullo status che sarà loro riconosciuto si possono fare solo ipotesi poichè dipende dal Governo. Non tutti saranno “richiedenti asilo” o “profughi”, figure per le quali la legge italiana e internazionale prevede protezione e programmi specifici. Tutti gli altri non saranno neppure soltanto clandestini e quindi rimpatriabili. C’è un’altra ipotesi, spiega Marcello Rinaldi, il delegato regionale delle Caritas umbre, che siede al tavolo regionale di coordinamento per l’accoglienza degli immigrati. L’ipotesi probabile è che venga loro rilasciato un permesso di soggiorno per motivi umanitari. In ogni caso l’Umbria, e in particolare la Caritas, per la loro accoglienza guarda al metodo già sperimentato con i richiedenti asilo. “Mi sembra quello più opportuno” dice Rinaldi spiegando che in questo caso è prevista “un’organizzazione della giornata che prevede una serie di attività”. Il progetto della Regione è di accogliere piccoli gruppi distribuiti nei maggiori centri umbri. Non sarà dato loro soltanto un tetto e un pasto caldo. “Innanzitutto – prosegue Rinaldi – queste persone saranno costantemente accompagnate da persone che già hanno un’esperienza in questo senso nei centri d’ascolto e nei centri d’accoglienza Caritas”. Inoltre “la giornata li vedrà impegnati in vari modi: dalla mediazione linguistica all’ascolto delle problematiche sia sanitarie che di tipo legale per il soggiorno, fino ai corsi di formazione professionale per i quali le due Province hanno assicurato il loro sostegno”. “Cercheremo anche di capire qual è il loro progetto di vita”, aggiunge Rinaldi, ben sapendo che molti di loro hanno già detto che la loro meta non è l’Italia ma altri paesi europei. Infine Rinaldi avanza un’ipotesi: gli immigrati accolti potrebbero svolgere lavori socialmente utili, un fatto che potrebbe aiutare il loro inserimento e una positiva accoglienza tra la gente.Maria Rita ValliEnzo Ferrini

AUTORE: Maria Rita ValliEnzo Ferrini