L'”umbritas” del clero

ROCCAPORENA.Incontro dei sacerdoti e dei diaconi diocesani al santuario di Santa Rita

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Due giorni di riflessione e preghiera sono stati dedicati da tutto il clero dell’arcidiocesi alla riflessione sul sacerdozio e la vocazione. Venerdì 27 e sabato 28 giugno, l’arcivescovo, i sacerdoti, anche quelli che appartengono al clero religioso, e i diaconi si sono dati appuntamento al santuario diocesano di Santa Rita in Roccaporena di Cascia, per affrontare, lontano dai coinvolgimenti e le fatiche quotidiane, il tema della sequela del Signore e l’attenzione alle vocazioni sacerdotali. Sulla scia di un instrumentum laboris, preparato dalle riflessioni proposte da don Nazzareno Marconi, rettore del Seminario regionale, abbiamo avviato l’esperienza della condivisione su quei punti che successivamente saranno proposti all’episcopato umbro per la redazione di un documento sulle vocazioni in regione. Si è posto l’accento sulla dimensione di umbritas che ha sempre caratterizzato il clero locale, considerando quella familiarietà che è stato il segno distintivo del sacerdote vicino alla gente e ai suoi bisogni. Otto gruppi di lavoro hanno sviscerato le tematiche avviate dalla domanda: ‘Quali preti per un mondo umbro che cambia? Siamo pastori e pescatori’. Dal concetto di sacerdote e di vocazione, con tutti gli opportuni approfondimenti sulla realtà dogmatica del sacerdozio e della chiamata ad una particolare sequela del Maestro, abbiamo soffermato lo sguardo sulle realtà che il ministero ci fa incontrare. Prendendo atto del dono ricevuto con l’ordinazione sacerdotale, abbiamo discusso su come ci si deve porre nelle diverse circostanze e nell’incontrare la gente nel servizio alla vigna del Signore; ma anche su che tipo di relazione il sacerdote deve privilegiare per far passare il volto del Redentore e il suo messaggio, cioè il Vangelo. Molto ci viene dato dal ministero svolto nella comunità, che ci arricchisce attraverso l’esercizio e la interiorizzazione di quei servizi propri del sacerdote, che da lui non possono prescindere. Dalle immagini guida di Maria icona della Chiesa, dalla comunione e dalle figure che hanno portato novità – come Benedetto e Francesco, gli umbri per eccellenza – ci si è soffermati su quale tipo di pastorale vocazionale attivare oggi. Quali sono i modelli. Ne sono stati proposti tre: Samuele da giovane presso il tempio; Giovanni e l’esperienza della maturazione della scelta; infine, Saulo e la sua conversione. Guardare al futuro con realismo e speranza pone le basi per una riflessione vocazionale che è questione di tutti e che rimane sempre attuale. È necessario, però, darne concretezza anche nella vita feriale della Chiesa. Dopo un dibattito conclusivo, nella mattinata di sabato 28, si sono conclusi i lavori.

AUTORE: Don Stefano Sivilla