Marcia della pace: l’attacco Usa divide i partecipanti

I francescani di Assisi invitano a non strumentalizzare la manifestazione

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Adesioni, polemiche, prese di distanza, precisazioni, iniziative alternative: l’edizione 2001 della marcia della pace Perugia-Assisi si caratterizza anche per queste diverse reazioni. La marcia di domenica 14 ottobre – che cade in un periodo segnato da una gravissima crisi internazionale dopo gli attentati terroristici di New York e Washington e l’inizio dell’operazione “libertà duratura”, contro l’Afghanistan e le centrali del terrorismo da parte di Usa, Gran Bretagna e altri paesi occidentali – ha provocato anche una serie di profonde lacerazioni, nate dalle dichiarazioni dei promotori della manifestazione sull’azione americana, definita “sbagliata, illegale e pericolosa”. Il Consiglio regionale umbro aveva invece approvato un documento di adesione, con la sola astensione di Rifondazione comunista. E la posizione “antistatunitense” aveva portato Maria Rita Lorenzetti, presidente della Regione Umbria, Giulio Cozzari, presidente della Provincia di Perugia e presidente del Coordinamento nazionale enti locali per la pace, e Renato Locchi, sindaco di Perugia, a rilasciare una dichiarazione congiunta ricordando, tra l’altro, che la marcia della pace Perugia-Assisi “è da sempre un luogo elevato di riflessione, di incontro, di confronto tra donne e uomini portatori di esperienze e punti di vista differenti”. Nella nota si sottolineava che “il ricorso alla forza (…) rappresenta un passaggio difficile per tutti, ma a nostro giudizio inevitabile”. E si definiva “intollerabile il tentativo di chiunque di trasformare di fatto l’appuntamento di domenica in una unilaterale manifestazione antiamericana”. Anche dai francescani del Sacro Convento sono arrivate precisazioni. Si invita alla partecipazione “ma senza strumentalizzazioni”. I frati hanno ricordato lo spirito della non-violenza della marcia, nata da un’idea di Aldo Capitini, che “ora e’ arricchita dai valori francescani”. Padre Vincenzo Coli, custode della Basilica di San Francesco, ha detto che “la crescita dell’umanità ha come obiettivo principale la pace, basata su giustizia e solidarietà condivisa. Gli eventi drammatici, che l’umanità sta vivendo, sollecitano una forte invocazione della pace. Riteniamo però che la marcia non possa tollerare alcun tipo di strumentalizzazione e nessuno può appropriarsene”. Secondo il francescano “la marcia non può essere fatta a favore o contro qualcuno ma solo per testimoniare un autentico desiderio di pace. Chi non rispetta questo criterio, ma persegue obiettivi ideologici e politici, non può essere in sintonia con lo spirito della marcia”. Numerosi gli interventi di esponenti politici umbri che riflettono le posizioni espresse anche in parlamento nel corso della discussione sulla situazione internazionale. I rappresentanti umbri di Alleanza nazionale hanno deciso di deporre – in contemporanea con lo svolgimento della marcia della pace – una corona di fiori al monumento ai caduti di via Fanti a Perugia. L’iniziativa – ha spiegato il consigliere regionale di An, Lignani Marchesani – nata “come una risposta ad un evidente pacifismo di facciata, strumentale e di parte, assume in questo contingente contesto internazionale un particolare significato: la pace è infatti un valore che ha un prezzo e talvolta va purtroppo difesa con quelle che vengono chiamate operazioni di polizia internazionale”. Infine la presa di distanza più importante per il suo valore simbolico: il Comune di Assisi non parteciperà alla marcia con i suoi rappresentanti perchè ha registrato “il fallimento dello spirito dell’edizione della marcia, utilizzata in modo strumentale all’unico scopo di manifestare contro gli Usa”.

AUTORE: E.Q.