“Mediterraneo, frontiera di pace”. Incontro di Vescovi da 3 continenti

Tempo di lettura: 354 secondi

Aprendo il Consiglio permamanete della Conferenza episcopale italiana, lunedì 8 aprile, il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia e presidente della Cei, è tornato sull’incontro per la pace nel Mediterraneo da tempo annunciato e ora sempre più definito, a cominciare dalle date, cinque giornate a Bari dal 19 al 23 febbraio 2020 e dal titolo: “Mediterraneo, frontiera di pace”. Arriveranno a Bari da almeno venti Paesi e da tre continenti: Europa, Asia e Africa. Sono cardinali, vescovi, patriarchi delle Chiese cattoliche che si affacciano sul Mediterraneo.

L’incontro, ha detto Bassetti al Consiglio, “sarà un’assise unica nel suo genere tra i Vescovi cattolici dei Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum. Un incontro, anche qui, basato sull’ascolto e sul discernimento comunitario, che, valorizzando la sinodalità, si prefigge di compiere un passo verso la promozione di una cultura del dialogo e della pace, per un futuro dell’Italia, dell’Europa, dell’intero bacino mediterraneo”.

Publichiamo in questa pagina un ampio passaggio della prolusione tenuta dal cardinale Bassetti il 18 dicembre scorso a Molfetta, all’Inaugurazione dell’anno accademico della Facoltà Teologica della Puglia.

In questo testo illustra le ragioni e lo spirito dell’incontro per la pace nel Mediterraneo.

Se diamo uno sguardo profondo, di fede, ci accorgiamo che dalle ferite dei totalitarismi e della seconda guerra mondiale siamo guariti grazie a coloro che hanno saputo dare la vita. La storia va avanti grazie a coloro che donano la vita, non a quelli che la distruggono. (…) Dobbiamo riconoscere che questa stessa consapevolezza si ritrova anche in tante lettere dei condannati a morte della resistenza europea, anche non credenti.

Un testo [le lettere, ndr] che dovremmo tutti riprendere in mano per scoprirvi il senso di un’Europa che non è unita solo dalla moneta e dalle regole dei mercati! Un testo che dovrebbero in particolare riprendere in mano i leaders europei (nazionali e comunitari) per costruire, su quelle estreme testimonianze di speranza e futuro, un’Europa solidale, libera, gelosa di tutelare la dignità della persona umana.

Un’Europa che fa crescere, attraverso la pace, la prosperità e il benessere dei popoli che la compongono senza distinzione di razza, di sesso, di cultura, di apparenza religiosa.

La nostra Europa, cari amici e care amiche, non può permettersi di ammalarsi di nuovo! Deve, invece guarire da quelle nuove malattie che la invecchiano e la privano di speranza, di attesa, di capacità di far spazio alle giovani generazioni.

La nostra Europa non può più permettersi di procedere in ordine sparso nello scenario internazionale. Deve, con unità di intenti, di interessi e di valori, cogliere le sfide epocali del mondo, che – volenti o nolenti – è un’unica famiglia di popoli, in cui l’ingiustizia subita dall’uno ha conseguenze, presto o tardi, nella vita interna dell’altro. Fenomeni di tale portata che nessuna nazione, neanche la più potente, potrà mai affrontare da sola.

Cari amici e care amiche pugliesi, nella vostra storia è scritta la consapevolezza che non c’è Europa senza Mediterraneo e non c’è Mediterraneo senza Europa. Non ci potrà mai essere un’Europa stabilmente in pace, senza pace nel Mediterraneo: la guerra in Ucraina, con tutte le sue implicazioni, sta lì – purtroppo – a dimostrarlo. Essa non è che un pezzo della “guerra mondiale a pezzetti” di cui, il Mediterraneo costituisce uno degli snodi principali.

Giorgio La Pira parlava del grande lago di Tiberiade e della casa co- europea, esse sono, appunto, realtà che si reggono o cadono insieme. La casa comune europea è – nel pensiero di La Pira – più grande della attuale Unione Europea, è una realtà sinergica, che va dall’Atlantico agli Urali, nella quale il cristianesimo ha affondato le sue radici, ha plasmato le società e respira – come diceva san Giovanni Paolo II – con due polmoni, nonostante le divisioni che permangono e che purtroppo talvolta si aggiungono.

Credo che la presa di coscienza della comune responsabilità dei cristiani europei (dall’Atlantico agli Urali, ma anche da nord a sud) nei confronti della pace, della giustizia e della riconciliazione fra i popoli sia una premessa necessaria per la stabilizzazione dell’area mediterranea e mediorientale, quindi per la prosperità e la pace di tutte le nazioni.

Un orizzonte, che non siamo soli a sognare perché è anche il sogno di Dio: la promessa e la prospettiva del suo Regno verso cui il cristiano non smette di camminare: Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio!

Se dovessi indicare una parola chiave del mio intervento, indicherei la parola “frontiera”. Non c’è dubbio, infatti, che il Mar Mediterraneo sia una “frontiera” nel senso classico di “confine”, esso infatti separa spazi controllati dastati diversi ed è presidiato militarmente.

Tuttavia, non è una frontiera solo in questo senso, ma anche in quello traslato di “punto di partenza”, di “sfida verso nuovi orizzonti”. (…) Il Mediterraneo unisce e divide i popoli rivieraschi, unisce e divide il mondo. La storia dell’Europa moderna ci dice che quando il Mediterraneo è usato per dividere, i poveri – a qualsiasi riva appartengano – finiscono per soffrirne.

È un inganno demagogico e pericoloso far credere che la divisione offra garanzie: l’interdipendenza dei popoli, infatti, non è una scelta ideologica “buonista”, è un dato di realtà che va gestito! Questa la sfimune da che ci troviamo a vivere, care sorelle e cari fratelli: una sfida che noi cristiani cogliamo per rimanere fedeli alla sequela di Gesù! (…) Cari amici, fra qualche mese ospiterete l’incontro dei vescovi del Mediterraneo. Questo incontro nasce dalla voglia di congedarsi da questi schemi, nasce anche da alcune semplici considerazioni.

La prima riguarda il fatto che i problemi che affliggono il Mediterraneo, compreso la tragedia delle migrazioni, si risolvono a partire dalla coscienza dei popoli rivieraschi di appartenere – pur in tutte le differenze – ad una medesima realtà mediterranea.

La seconda è che la Chiesa è mediterranea per diritto di nascita! Il Mare è il mezzo attraverso il quale il cristianesimo ha valicato i confini etnici, linguistici, culturali. E’ grazie al Mediterraneo (come opportunità transculturale, come spazio di interculturazione) che è stato possibile concettualizzare e annunciare la portata universale della Resurrezione di Cristo! Le Chiese da cui è partita la spinta missionaria verso tutto il mondo, non possono più rinunciare al respiro mediterraneo che le unisce perché questo nostro mare è uno snodo fondamentale per la testimonianza cristiana.

Se i cristiani prendono maggior coscienza della loro mediterraneità, della loro appartenenza reciproca, se organizzano le loro strutture di comunione e di discernimento tenendone conto, sia a livello intracattolico (con tutta la ricchezza delle tradizioni ecclesiali in comunione col vescovo di Roma), sia a livello ecumenico; se essi affrontano insieme la chiamata al dialogo interreligioso, tenendo conto che la Triplice famiglia di Abramo (come la chiamava La Pira) ha una comune origine mediterranea;

se praticano l’ecumenismo della carità e lottano insieme per la giustizia e la salvaguardia del creato; se prendono coscienza che l’ecumenismo dei martiri ha già realizzato quella perfetta comunione ecclesiale verso cui tutti stanno camminando…: allora il loro servizio alla pace fiorirà, perché le sorprese di Dio non sono finite, come non sono finite le sue promesse. E le sue promesse sono il senso e la direzione della storia, il senso della vita di ciascuno di noi. (…)

Cardinale Gualtiero Bassetti

LASCIA UN COMMENTO