Natalità. Morresi: per un’Agenda che non sia un tweet

La ricerca di un consenso immediato, a breve termine, che aumenti i like nei social e gonfi i sondaggi: troppo spesso è diventato questo l’obiettivo della politica negli ultimi anni, a livello nazionale e locale.

Crisi della politica

Con risultati pessimi: la radicalizzazione delle posizioni in gioco, innanzitutto, perché è la dinamica più semplice per guadagnarsi la scena mediatica. Una radicalizzazione che implica la ipersemplificazione delle tematiche trattate, perché così è più facile ridurle a slogan i quali, rispetto a un ragionamento, sono molto più adatti ai tempi veloci televisivi e al breve spazio di un tweet o di un microvideo da far circolare su Whatsapp.

Schieramenti contro a colpi di social

E la ipersemplificazione per antonomasia è quella di sventolare bandiere, dare segnali immediatamente riconoscibili ai propri elettori, e quindi agli avversari: ius soli o controllo dell’immigrazione, Ddl Zan o famiglie tradizionali, “aperturisti” o “chiusuristi” (e chiediamo scusa al vocabolario della lingua italiana, ma è per capirsi), e via dicendo.

Allo sventolìo di bandiere gli schieramenti si compattano e si va allo scontro, duro e scontato nelle modalità, nel linguaggio e nei risultati, e soprattutto, infruttuoso.

Abbiamo sintetizzato solo alcuni dei segni più eclatanti della crisi che la politica sta attraversando, una crisi che ha radici lontane, nell’anomalia di “Mani pulite” e nelle campagne di discredito orchestrate contro la politica stessa. Ricordate il libro La Casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili, firmato da due giornalisti del Corriere della Sera?

Fu pubblicato nel maggio del 2007, e l’8 settembre dello stesso anno Beppe Grillo organizzò il V-day (Vaffa-day). La scelta della data non era certo casuale, richiamando l’armistizio di Badoglio del 1943. La “V” iniziale è entrata a far parte del logo del moVimento 5 stelle, ed è restata.

Ripartire dai territori

Una crisi sulla quale ci sarebbe tanto da dire e che urge affrontare: abbiamo disperatamente bisogno di una buona politica, per un buon governo del Paese. E possiamo farlo a partire dai territori, localmente.

Lavorare insieme per la natalità in Umbria?

Invece di attaccarsi a destra e a sinistra per singoli episodi che assumono dimensioni eccessive rispetto al loro peso reale, perché non proviamo a entrare dentro i contenuti tenendo presente il nostro bene comune, in Umbria?

Da tempo parliamo della terribile crisi demografica italiana e della grave denatalità. Draghi è il primo presidente del Consiglio che, finalmente, ha posto la questione con forza, in occasione degli Stati generali della natalità convocati dal Forum delle famiglie.

Vogliamo mettere davvero questo problema al primo posto nell’agenda politica della nostra Regione?

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