Pandemia e privacy, attenti alle nuove app

Da quando stiamo in casa per la pandemia, la trasformazione digitale ha subìto un’accelerazione potente. Uno studio del Cnr rivela che è raddoppiato il tempo trascorso sui social e triplicato quello sui videogiochi.

Già prima che il Covid stravolgesse le vite di tutti, si ragionava sulle mutazioni, non tutte positive, che le tecnologie digitali, con i loro annessi e connessi, stavano operando nei rapporti fra le persone. Ci si chiedeva – e, dopo il virus, ancora di più – se la trasformazione digitale fosse al servizio delle persone o viceversa.

Domandarci quale effetto le misure antivirus abbiano sulla vita di ogni individuo è fondamentale in questa fase, per evitare che la prevalenza del digitale diventi tale da padroneggiare le esistenze di ognuno. In una strada senza ritorno.

Sfera privata ceduta in cambio di quasi nulla

Non c’è mai stata epoca come l’attuale – Covid a parte – in cui si è pronunciata così di frequente la parola ‘privacy’. Ma spesso ognuno di noi si è accorto con ritardo che, invece di difendere la propria sfera privata, ne aveva ceduto quote decisive. In cambio di quasi nulla.

“Una volta rimossa l’ultima muraglia del nostro essere privato, nessun Governo ce la restituirà” ha scritto il sociologo Derrick De Kerchove, convinto che “dopo il coronavirus, saremo come tante api produttrici di dati e algoritmi nell’alveare globale”. Insomma, con la popolazione chiusa in casa e la comunicazione digitale ai massimi, si potrebbe essere chiuso un cerchio. O forse, un recinto. Va tenuta alta la guardia, prima di scaricare una nuova app.

Daris Giancarlini

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