Pasqua alla luce del pensiero di Francesco

Come interpretare questa ‘anomala’ Pasqua del 2020.

“Se vogliamo che il mondo non ci uccida, non dobbiamo più uccidere il mondo con tanto disprezzo” ammonisce lo scrittore Kamel Daoud riflettendo sulla pandemia. Un altro scrittore, Mauro Covacich, sostiene che “il coronavirus esiste perché la vita è ingiusta”.

Papa Francesco ha indicato un criterio preciso su cui approfondire l’analisi di quello che sta capitando all’umanità. “Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sani in un mondo malato”. Anche su cosa abbia fatto “ammalare” il pianeta, lo stesso Pontefice ha proposto analisi nette, senza reticenze o ipocrisie. Parlando del modello economico capitalistico come di un sistema “vorace, orientato al profitto, con un orizzonte limitato e con un disastroso impatto sul mondo naturale e sulla vita della gente”.

Ricorda, Francesco, l’approccio degli indios delle Americhe alla questione ambientale, quando sottolinea che “per loro la terra non è un bene economico, ma un dono di Dio e degli antenati che in essa riposano, uno spazio sacro con il quale interagire per alimentare identità e valori”. La critica del Papa riguarda quella che lui stesso definisce “economia dell’esclusione”.

In questi giorni di emergenza sanitaria, molti “esclusi” bussano alla porta per chiedere aiuto. A loro Francesco si è rivolto nell’omelia della messa a Santa Marta del 6 aprile, spiegando che “saremo giudicati per il nostro rapporto con i poveri: questo è il centro del Vangelo”. Tenerlo a mente può essere un buon criterio con cui interpretare questa ‘anomala’ Pasqua del 2020.

Daris Giancarlini

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