Per i cristiani la vera sfida da affrontare è la globalizzazione

Settimana teologica del Movimento ecclesiale di impegno culturale ad Assisi

Tempo di lettura: 250 secondi

E’ stata soprannominata la ‘questione sociale del XXI secolo’: è il fenomeno della globalizzazione con il suo carico di sfide e di domande ancora senza risposta. Ci si chiede come governarla affinché non diventi fonte di nuove schiavitù e violazioni delle libertà fondamentali. Tra poche settimane la conferenza dell’Organizzazione mondiale del Commercio, convocata a Cancun in Messico dal 10 al 14 settembre, ne discuterà ancora. I cristiani non possono e non vogliono rimanere estranei a tale dibattito. Ne è testimonianza l’annuale ‘Settimana Teologica’ organizzata dal Meic, il Movimento ecclesiale di Impegno culturale. A Renato Balduzzi abbiamo chiesto come è nata questa particolare sensibilità per il problema della globalizzazione da parte degli intellettuali cattolici che fanno capo al Meic. Una sensibilità testimoniata anche da numerosi interventi sul tema pubblicati sul bimestrale del Meic, Coscienza. ‘Ogni intellettuale del Meic incontra il tema della globalizzazione almeno sotto due aspetti. In primo luogo, nella sua professione, perché ogni professione è attraversata dal grande cambiamento che l’interdipendenza sta comportando. In secondo luogo, nel proprio impegno di intellettuale cristiano. Sotto entrambi gli aspetti il problema è quello di imparare a governare la globalizzazione, a trarne vantaggi riducendone o annullandone gli svantaggi’. Imparare a governare la globalizzazione. Quale responsabilità hanno i cristiani? ‘I cristiani trovano nella globalizzazione una conferma della possibilità di una proposta universale e integrale all’intero genere umano e al tempo stesso l’accentuazione, almeno apparente, delle differenze etniche, culturali e religiose. Ecco perché per essi la globalizzazione è la vera sfida da affrontare, un’interrogazione permanente alla loro capacità di rendere testimonianza alla verità. Come reagire alla Babele diventata globale senza arroccarsi su perniciosi fondamentalismi e dunque perderne di vista gli aspetti comunque positivi o anche solo potenzialmente positivi? Questa è la domanda di fondo, che interpella non solo i cristiani, ma essi in modo del tutto particolare, perché portatori di speranza’. All’alba del XXI secolo vediamo ridursi o allargarsi gli spazi di libertà per l’uomo? ‘L’altro quesito di fondo che pone la globalizzazione è come rendere il livello delle decisioni politiche e istituzionali ‘competitivo’ con il livello delle decisioni economiche e finanziarie, cioè capace di governare queste ultime, che è poi il problema della democrazia e dunque degli spazi di libertà. Questi spazi noi li vediamo ora ridursi, ora allargarsi, sia per quanto concerne le disparità tra parte e parte dell’umanità, tra Nord e Sud soprattutto, sia per quanto concerne la vita personale di ciascuno di noi, occidentali d’Europa. Oggi si sta verificando sempre più la situazione in cui il massimo di cittadinanza, intesa come massimo di opportunità di usufruire delle risorse materiali e spirituali, si accompagna spesso con il massimo di distacco rispetto a un concreto territorio. La massima cittadinanza viene così a coincidere, potremmo dire, con la massima apolidia. Da notare che questa tendenza tocca ormai, con la crescita del mondo virtuale delle reti informatiche, masse enormi di persone, almeno da noi. Quali certezze o anche soltanto quali piste di ricerca di senso offrire all’apolide culturale di oggi? Ecco un buon terreno di impegno per un movimento di intellettuali europei…’ In quali ambiti è più urgente testimoniare il ‘coraggio della libertà’? ‘Bisogna anzitutto essere capaci di mettere in rapporto libertà e ricerca della verità, per evitare di avvitarsi in false libertà che non sono altro che forme mascherate di dipendenza culturale ed economica. Due mi sembrano gli ambiti nei quali una falsa idea di libertà, sconnessa da quella di responsabilità, sta facendo i maggiori danni: in primo luogo quello dell’ambiente, in secondo luogo quello dell’informazione e della comunicazione di massa. Nel primo si gioca la nostra responsabilità verso le generazioni future. Nel secondo viene in rilievo la stessa possibilità di parlare di libertà consapevole. Anche e soprattutto nel nostro Paese, il coraggio della libertà va oggi esercitato soprattutto in questi campi. L’incontro teologico del Meic ad Assisi sarà l’occasione per alcune concrete proposte agli intellettuali italiani’. Con lo sguardo rivolto a cancan’La libertà del cristiano nell’età della globalizzazione’. E’ questo il tema dell’annuale incontro teologico organizzato dal Movimento ecclesiale di impegno culturale ( Meic) e che quest’anno si svolgerà dal 22 al 25 agosto alla Domus Pacis di Assisi. ‘Lo sguardo – informa in una nota il Meic – è rivolto alla Conferenza dell’Organizzazione mondiale del Commercio, convocata a Cancun in Messico dal 10 al 14 settembre, che sarà chiamata a misurarsi con i mutevoli scenari del mondo globalizzato. I cristiani non possono e non vogliono rimanere estranei a tale dibattito’. Ad Assisi, mons. Gianni Ambrosio, assistente centrale dell’Università Cattolica, e mons. Ignazio Sanna, assistente nazionale del Meic, parleranno della ‘fatica della libertà’. A Giuseppe Lorizio, ordinario di teologia fondamentale all’Università Lateranense di Roma, il compito di approfondire la ‘radice della libertà’. Luigi Alici, ordinario di Filosofia all’Università di Macerata, e Renato Balduzzi, costituzionalista e presidente nazionale del Meic, rifletteranno infine sul ‘coraggio della libertà’. Largo spazio sarà lasciato al dibattito e al confronto tra i partecipanti che giungeranno da tutta Italia. Il programma completo dell’incontro è disponibile su www.meic.net.

AUTORE: Ignazio Ingrao