Perché i poveri possano fare notizia

Mass media & dintorni. Incontro dei giornalisti umbri con don Vinicio Albanesi

Tempo di lettura: 112 secondi

giornalisti-mass-media“I poveri non fanno notizia” si dice, ma non è così che la pensa don Vinicio Albanesi, presidente dell’agenzia “Redattore sociale”, intervenuto a Perugia su invito dell’Ordine regionale dei giornalisti e del Corecom per parlare di nuovi media e comunicazione sociale, nell’ambito dei seminari di aggiornamento sulla qualità dell’informazione.

Redattore sociale è un’agenzia d’informazione giornalistica che mette al centro proprio ciò che riguarda quel mondo che fa “meno notizia”, ovvero i poveri, gli emarginati, gli ultimi della società. Si dedicata al disagio e all’impegno sociale in Italia e nel mondo ed è promossa dalla Comunità di Capodarco (di cui don Albanesi è direttore nazionale), che è direttamente coinvolta nelle tematiche trattate dall’agenzia.

A Perugia, davanti a un pubblico formato da giovani giornalisti e non solo, ha raccontato come oggi sia sempre più difficile raccontare la povertà in un contesto sociale molto complesso, in cui la dimensione che si percepisce è quella dell’individualismo egoistico. “Cosa volete che interessi al pubblico dei telegiornali come stanno i carcerati, in una società egoista dove si perseguono solo i propri interessi personali?” ha denunciato. Don Vinicio ha aggiunto che in questo momento storico i poveri, che da sempre hanno avuto poca voce nel contesto sociale, hanno ancora meno voce, e ci sono condizioni di povertà inedite che sono anche difficili da rappresentare giornalisticamente.

Per questo, tutto ciò che concorre a portare alla ribalta le molteplici realtà della sofferenza e dell’emarginazione viene messo in campo dall’agenzia marchigiana, che si avvale anche dei social media per diffondere le notizie. Proprio di social network e di regole per il loro perfetto utilizzo da parte dei giornalisti ha parlato nello stesso incontro il giornalista Rai Pino Bruno, già corrispondente Ansa per la Puglia e inviato nei luoghi di guerra dei Balcani nei primi anni ’90.

“In realtà – ha spiegato Bruno – i social network aggiungono ben poco al modo di lavorare classico del giornalista, il cui ruolo oggi è bel lontano dall’essere marginale, come molti pensano”. Secondo Bruno, infatti, nella mole gigantesca di informazioni oggi a disposizione dei lettori, il ruolo giornalistico di mediatore e di verificatore della veridicità delle notizie è quanto mai fondamentale. Il mestiere giornalistico quindi si è in parte modificato, ma “i fondamentali sono sempre quelli”.

AUTORE: Mariangela Musolino