Perdono, la forza capace di salvare il nostro matrimonio

La testimonianza delle famiglie ad Assisi

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Coppia-che-si-abbraccia1-perdonoIn concomitanza con la festa del Perdono di Assisi, ma anche come momento di preparazione alla festa di san Francesco del 4 ottobre, la sera del 1° agosto (ore 21.30) nella basilica di Santa Maria degli Angeli si terrà l’incontro regionale “Famiglia: il perdono è la tenerezza di Dio”. In quell’occasione, oltre al rinnovo delle promesse nuziali, alcune famiglie presenteranno l’esperienza concreta di perdono che hanno vissuto all’interno del proprio nucleo. Proponiamo qui di seguito alcuni passaggi delle testimonianze.

Giulia e Simone
Quando ci siamo sposati, eravamo certi della forza del nostro legame e del nostro sentimento reciproco… La crisi poi è arrivata realmente, ed è cresciuta a dismisura, tanto che non siamo più riusciti a contenerla, e la nostra vita insieme non era certo quella che avevamo immaginato. Abbiamo toccato la sofferenza che il matrimonio non va da sé, non si basa sui forti sentimenti e sulle grandi emozioni. Abbiamo sperimentato un dolore continuo e opprimente, come se non ci fosse possibilità di riprendere il respiro, perché ogni giorno si aggiungeva una ferita in più che ci rendeva sempre più estranei, fino a diventare nemici… Lasciarsi sarebbe stata quindi la scelta “giustificata” dal pensiero comune di quasi tutti intorno a noi. Diciamo “quasi” perché in tutto questo la nostra comunità parrocchiale ha sempre fatto il tifo per noi, ha pregato, ci ha sostenuto e ha permesso alla speranza di farsi largo tra le macerie della nostra storia. Oggi possiamo dire che è stato sicuramente il primo dono della grazia del sacramento affidata a noi il giorno delle nozze. È grazie al sostegno della comunità che abbiamo avuto la forza di accogliere il programma di Retrouvaille come occasione per riprendere in mano il nostro matrimonio.

Renata
Durante la sua grave malattia, mio marito mi chiedeva sempre di aiutarlo a guarire, prima, e a morire, poi. Una mattina mi dice: “Perché non mi aiuti a guarire? Non te ne importa niente di me, e hai ragione. Ho tanto sbagliato; quando non ci sarò più, potrai vivere in pace, cosa che non hai potuto fare con me in vita”. Gli ho risposto: “Io voglio vivere in pace con te in vita, perché io ti ho perdonato tutto il passato. E sono contenta che tu viva, non che muoia”. La parola “perdonato tutto” ha suscitato in lui una reazione. Mi è venuto vicino, mi ha preso la mano e mi ha invitato a pregare insieme, iniziando a recitare il Padre nostro. Abbiamo continuato con altre preghiere spontanee, ringraziando il Signore per tutti i doni ricevuti e chiedendo perdono per tutte le nostre mancanze… Mentre la fine si avvicinava, lui disse: “Ti auguro di avere sempre dei buoni rapporti con i figli e i nipoti. Dammi la mano e stammi vicino. Qual è la data stabilita?”. “Di che data parli?”. “Quella in cui vado da Dio”. “Non la conosco, ma promettimi che, quando vedrai Gesù, gli porterai i miei saluti”.

Carmen e Michele
Le nostre famiglie facevano pressioni perché non ci sposassimo, perfino qualche giorno prima delle nozze! Dopo il matrimonio, venivamo invitati a non avere figli per non “rovinare” le nostre situazioni lavorative. I piani di Dio erano diversi: l’arrivo di Francesco in un momento di precarietà non è stato accolto bene. Ma abbiamo avuto il coraggio di fidarci di Dio, che pensa a tutto: il giorno dopo, è arrivato tutto quello che serviva per Francesco! Abbiamo continuato a intessere e recuperare rapporti con le nostre famiglie, fondando tutto sul dialogo, anche se spesso unilaterale. Sentivamo che qualcosa stava cambiando, e che l’arrivo di nostro figlio avrebbe sconvolto, travolto tutti, facendoci rinascere a vita nuova.

 

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