Perugia adesso chiede più sicurezza

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I mezzi dell'Unità mobile dei carabinieri e della polizia presidiano piazza IV Novembre

A Perugia, dopo la guerriglia in centro della scorsa settimana, sono arrivati gli attesi rinforzi. Polizia e carabinieri presidiano l’acropoli anche di notte. La città è stata ferita da quelle immagini di giovani in canottiera, o con felpe a coprirgli parzialmente il viso, che in corso Vannucci impugnavano spranghe, bastoni, seggiole e bottiglie davanti alle auto con i lampeggianti accesi delle forze di polizia.

Scene che qualche perugino ha vissuto di persona… Era un regolamento di conti – hanno ricostruito gli inquirenti – tra bande rivali di spacciatori nordafricani ed albanesi che hanno usato anche coltelli e sparato colpi di pistola. Una vicenda che ha colpito l’opinione pubblica per il cuore della città che – come ha detto anche il sindaco Boccali – per alcune decine di minuti è diventata terra di nessuno, fuori da ogni controllo dello Stato ed in in mano a quella “feccia – così l’ha definita il Sindaco a caldo – che deve essere spazzata via”.

Ma quanto avvenuto quella notte non è che il seguito di una quotidianità che dura da anni, con lo spaccio della droga alla luce del sole non solo sulle scalette del duomo, nelle piazze e viuzze dell’acropoli ma anche nei parchi pubblici, nei popolosi quartieri da Ponte San Giovanni a San Sisto, davanti alle scuole. E dove ci sono gli spacciatori, ci sono criminalità e violenze. Risse e regolamenti di conti anche mortali sono stati troppi negli ultimi anni. Ma c’è anche la violenza sui cittadini che dalle finestre o per strada sono costretti ad assistere a quegli incontri furtivi per lo scambio della droga ed alle occhiate minacciose dei pusher che si sentono padroni della città. Si diffondono la paura ed alla fine, peggio ancora, l’indifferenza e la rassegnazione.

La guerriglia, le coltellate e gli spari della scorsa settimana a Perugia sono state però uno scossone per tutti. Sabato, con lo slogan “Perugia siamo noi”, alcune centinaia di persone hanno partecipato ad una manifestazione in uno dei luoghi dello spaccio, la centralissima piazza IV Novembre, per riappropriarsi degli spazi della città. Una manifestazione spontanea organizzata sui social network e senza simboli di partito.

Si sono mobilitati anche i politici, di tutti gli schieramenti, con dichiarazioni nelle quali tutti sostanzialmente chiedono le stesse cose: più polizia e maggiori controlli, arrestare i delinquenti e rispedirli nei loro Paesi, se sono stranieri. Poi il timore espresso da alcuni che, se non si interviene con fermezza, i cittadini, stanchi di questa situazione, cominceranno a farsi giustizia da soli. Insomma, per la maggioranza degli esponenti politici intervenuti sui “gravi fatti di Perugia” sembra che il rimedio sia quello di avere più polizia per mettere in galera i delinquenti che spacciano.

 

Sì, ma restano senza risposta due problemi

 

Ai molti commentatori dei fatti di Perugia, con qualche eccezione, sembrano sfuggire due circostanze. Uno: Perugia, con quasi 40 mila giovani che frequentano le due Università, è diventata una delle capitali italiane della droga perché se ne consuma tanta. E dove c’è richiesta, c’è chi vende: è la legge del mercato. Inoltre gli spacciatori non vanno quasi mai in carcere perché in Italia la Giustizia è praticamente bloccata, e così l’illegalità trionfa. I delinquenti stranieri lo sanno e vengono a “lavorare” in Italia (non solo per spacciare ma anche per fare furti, scippi e rapine) sapendo che l’impunità è garantita. A confermare l’importanza di queste due circostanze per la grave situazione che sta vivendo Perugia sono le dichiarazioni fatte sui giornali locali da due magistrati. Ha detto Giacomo Fumu, procuratore della Repubblica presso il tribunale di Perugia: “I perugini dovrebbero chiedersi chi compra la droga e chi va con le prostitute. Se si scopre, come è, che la droga la compra il figlio, e con le donnine ci va il padre, è chiaro che la rivoluzione deve partire delle famiglie”. Aggiunge poi, il procuratore, parlando con una giornalista del Messaggero: “Quella della droga e delle donnine è una provocazione, ma insisto che ognuno di noi si deve impegnare per risolvere il problema. Lo Stato siamo noi. Tutti”. Da Terni invece il giudice Maurizio Santoloci si sofferma sull’altra circostanza che i politici sembrano avere dimenticato, e spiega perché tanti stranieri vengono in Italia per compiere reati per i quali nel loro Paese, se arrestati, dovrebbero passare la vita in galera. “Li potremmo ormai definire criminali giuridici – afferma – perché sfruttano ampiamente i buchi neri e le maglie procedurali interpretative delle regole processuali per sfuggire al sistema giudiziario e continuare a delinquere tranquillamente sul territorio”. In pratica, il giudice spiega che in Italia succede che gli incensurati difficilmente restano a lungo in carcere: anche se un ladro, uno scippatore o uno spacciatore viene arrestato più volte, finché non ha una condanna definitiva (che arriva solo dopo vari gradi di giudizio, sino alla Cassazione), per anni ed anni può continuare impunemente a vendere droga ed a scippare le vecchiette perché, se anche finisce in carcere, vi resta per poco. Tutto grazie a quelle leggi e leggine (i “buchi neri” citati da Santoloci) che favoriscono l’impunità anche a chi viene processato per corruzione, concussione, bancarotta ed altri reati che solitamente riguardano politici, amministratori pubblici, imprenditori ed esponenti del mondo delle banche e della finanza…

AUTORE: Enzo Ferrini