Poveri bambini

Esce il 10° “Rapporto sulla condizione dell’infanzia e l’adolescenza in Italia”. Con dati preoccupanti sulla diffusione della povertà minorile nel nostro Paese

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È giunto alla 10a edizione il Rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e l’adolescenza in Italia, che pubblicano insieme l’Eurispes e il Telefono Azzurro. Il dossier, appena pubblicato dai due istituti, mostra un contesto variegato che ha subìto alcune trasformazioni in questo ultimo decennio, dall’avvento del telefono cellulare e di internet, che hanno dato un’accelerazione ipertecnologica di massa, a quello della società multietnica che immerge l’universo giovanile nel panorama della diversità culturale.

Sono stati tanti i cambiamenti, ma rimane stabilmente alto il rischio di povertà infantile. Dal Dossier emerge anche un grido d’allarme. Nel nostro Paese risulta povero un bambino su quattro: il 25% dei minori italiani, contro il 17% dei francesi e il 15% dei tedeschi. La questione è ancora più grave perché confrontando i dati dell’ultimo decennio, “pur essendo stati predisposti e, in parte, concretamente realizzati, gli interventi tesi a mitigare il rischio di povertà infantile non hanno generato benefici significativi”, come dichiarano Eurispes e Telefono Azzurro. Ridurre il tasso di povertà dei minori è un obiettivo fondamentale per un Paese che vuole promuovere la crescita dei propri cittadini.

Non c’è in ballo soltanto un diritto di uguaglianza nel presente, che vorrebbe vedere tutti godere di un relativo benessere e vivere una vita dignitosa, ma c’è anche un diritto di uguaglianza nel futuro, perché, senza ridurre il rischio di povertà nel primo periodo della vita, le varie analisi sottolineano che il gap dei più svantaggiati nei confronti degli altri bambini crescerà sempre in modo esponenziale, in quanto la povertà pesa sul futuro e non solo sul presente. Un minore in difficoltà avrà un ventaglio di opportunità molto inferiore rispetto ad un suo coetaneo, ed estremamente ridotte saranno anche le sue possibilità di scelta. Per un bambino povero andare al cinema, utilizzare un telefonino, frequentare una palestra, comprare un libro di racconti è più raro, così come è meno probabile che scelga di proseguire gli studi dopo il primo ciclo di scuole secondarie (le medie) o eviti di abbandonarli dopo qualche insuccesso.

Occupandosi di minori, il Dossier collega il tema alla scarsa capacità delle politiche sociali italiane di promuovere la famiglia come protagonista di inclusione sociale, sottolineando come in Europa l’Italia “risulti agli ultimissimi posti in termini di spesa pro capite per trasferimenti familiari, il cui valore medio nel decennio 1997-2007 è stato di 215 euro, con un tasso di crescita medio annuo del 4,6%”. L’impegno economico verso la famiglia è una goccia nel mare rispetto a quanto investono il Regno Unito (466 euro) o la Francia (623 euro) e la Germania (777 euro). Finisce che sono le famiglie con meno possibilità, che poi in Italia sono anche quelle con i figli, a farne le spese. E a pagare il costo maggiore sono i minori. Abbiamo un debito verso il futuro di questi ragazzi e di tutto il Paese. L’Europa dedica il 2010 alla “Lotta alla povertà e all’esclusione sociale”: ridurre in modo strutturale il tasso di povertà dei minori italiani potrebbe essere un obiettivo fondamentale verso il quale far convergere gli sforzi delle varie realtà sociali, amministrative e politiche.

I DATI DEL RAPPORTO EURISPES SUI MINORI

La famigliaIl 29,7% dei più piccoli hanno dichiarato che “essere circondati da una famiglia amorevole e vivere in un clima di serenità e armonia con i propri familiari è il presupposto principale per sentirsi una persona di successo”. A riprova, il 36,6% dei bambini e il 18,4% dei ragazzi sono particolarmente turbati quando in casa ci sono dei conflitti. I nonni rappresentano un asse portante del sistema educativo, anche a causa dell’assenza di misure di sostegno adeguate, prima tra tutte la carenza di nidi pubblici e l’eccessivo costo di quelli privati.

Tecnologie

La televisione è con ampio scarto il mezzo più utilizzato dai bambini, con tempi di esposizione medi (1-2 ore); anche la grandissima parte degli adolescenti da 12 a 19 anni guarda la televisione tutti i giorni. Il numero di giovanissimi che fa uso di internet è aumentato nel tempo: dichiarano di collegarsi alla Rete il 34% dei più piccoli e il 78,1% dei più grandi. Tra i bambini il cellulare ha avuto un progressivo incremento di diffusione mentre nell’universo degli adolescenti, a riscuotere maggiore consenso sono i telefonini Umts. Quanto al mondo dei Social Network, il 71,1% degli adolescenti intervistati possiede un profilo personale su Facebook, che ad oggi rappresenta la rete sociale più diffusa e frequentata nel mondo.

Bullismo

Dai dati del Rapporto si riscontra un cambiamento degli atteggiamenti di chi assiste a episodi di bullismo tra bambini nel periodo 2008/2009. Nella “maggioranza silenziosa”, aumenta la percentuale di coloro che rimangono indifferenti (5,1% nel 2008 e 11,1% nel 2009) e “si divertono” (9,5% nel 2008 e 13% nel 2009). Confortante è, tuttavia, la percentuale di coloro che “aiutano la vittima” in un episodio di bullismo (15,2% nel 2008 e 19% nel 2009). Tra il 2007 e il 2009, il dato circa le vittime di comportamenti di prevaricazione è lievemente diminuito per quanto riguarda i bambini maschi. Le bambine invece lamentano in percentuale maggiore, nell’ultimo anno rispetto ai due anni precedenti, di aver ricevuto “offese immotivate ripetute” (27%), “provocazioni e/o prese in giro ripetute” (27,4%) e “percosse” (8,2%).

Immigrazione

Dallo studio emerge che i giovani non hanno pregiudizi verso “l’altro”, ma al contrario ne sono affascinati e incuriositi (51,4% dei bambini e il 59,7% degli adolescenti). C’è anche una parte, più marcata negli adolescenti (il 22,3%) che vede nello straniero il pericolo e lo tratta con diffidenza e, a volte, indifferenza. Minori scomparsiNel 2009 sono stati 1.033 i minori, per la gran parte stranieri, per i quali sono state attivate le segnalazioni di ricerca sul territorio nazionale e che risultano ancora inseriti nell’archivio delle ricerche. La fascia d’età più consistente è quella compresa tra 15 e 18 anni, per lo più ragazzi che si allontano volontariamente dal loro domicilio o dalla comunità.

Droghe

Il consumo di stupefacenti è un fenomeno in continua crescita tra i giovani. Nel 2002 il 20,2% ha dichiarato di aver consumato droghe “leggere” (hashish e/o marijuana) almeno una volta nella vita. Nel 2009 invece, la percentuale di consumatori tra 16 e 19 anni è del 28,7%, mentre tra i giovanissimi (12-15 anni) il 9,2% ha ammesso di aver fatto questo tipo di esperienza. Aumentano anche le percentuali di chi fa uso di droghe pesanti (cocaina, eroina, Lsd, allucinogeni). Tra i 15 e i 19 anni è più diffuso il consumo di queste sostanze: il 2,3% le assume spesso e il 4,2% occasionalmente.

AUTORE: Andrea Casavecchia