Profezia come stile

Azione cattolica. Intervista al presidente Guido Morichetti

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L’8 dicembre per tradizione l’Ac rinnova la sua adesione a Cristo e alla Chiesa. Proprio perché questo è un momento importante per tanti laici che vivono in modo pieno l’appartenenza alla Chiesa locale e alla loro associazione, abbiamo rivolto alcune domande al presidente diocesano Guido Morichetti. L’8 dicembre si è celebrato il 40’anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II. La festa dell’adesione 2005, che cade nello stesso giorno, ci invita a sottolineare questa provvidenziale coincidenza. Come si confronta l’Ac di oggi con l’eredità del Concilio? ‘Come, per la Chiesa, l’anniversario è stato l’occasione per tornare a riflettere sul valore dell’eredità del Concilio e delle scelte fatte in base ad esso, così anche per l’Ac. Tanto più che l’Azione cattolica è stata profetica già fin dalla sua nascita rispetto ad alcune scelte operate dal Vaticano II: l’apostolato dei laici, la partecipazione alla missione salvifica della Chiesa, l’animazione delle realtà del mondo alla luce del Vangelo. Nel Concilio l’Ac ha visto privilegiare alcune idee che essa già aveva intuito e che cercava di incarnare, ed oggi, dopo 40 anni, è ancora una bussola che ne orienta il cammino’. Ed il vostro percorso come associazione diocesana, dove conduce? ‘Continueremo quello che abbiamo fatto finora: abbiamo operato spesso tracciando la strada per la comunità diocesana; dall’Ac infatti sono nate le esperienze del giornale diocesano, della missione in Albania, i campi estivi per ragazzi e giovani, la Scuola della Parola; tutte espressioni dell’Ac che poi sono divenute ‘patrimonio’ dell’intera comunità diocesana. Questo è per noi l’iter naturale: individuare una strada e poi farne patrimonio comune di tutta la Chiesa. Il lavoro che c’è da fare è coinvolgere sempre di più i laici nella Chiesa stessa, per vivere nel mondo assumendo la profezia come orizzonte di riferimento per le scelte concrete di tutti i giorni: la scelta della vita da difendere, un’equa distribuzione dei beni a difesa dei più poveri, un’etica della responsabilità contro le ingiustizie. Chi guarda alla Chiesa dal di fuori crede che essa sia una specie di azienda o ente ben organizzato, con obiettivi definiti, ma in realtà non è così. C’è ancora un’eccessiva problematizzazione delle questioni intraecclesiali, in un tempo in cui la maggior parte delle energie andrebbero utilizzate sul versante dell’annuncio e della missione. Nonostante ciò, la Chiesa continua ad essere un faro anche per i non credenti. Se queste forze riuscissimo a liberarle e incanalarle, avverrebbero miracoli incredibili: le chiese si riempirebbero di persone, la parrocchie diventerebbero centri realmente vitali, i cristiani potrebbero credibilmente spendersi negli ambienti di vita e di impegno quotidiano! Così si induce il mondo a credere. Così si realizza la profezia’.

AUTORE: Francesca Carnevalini