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Alla Scuola della Parola, incontro con don Oreste Benzi

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Proprio il giorno del Family Day a Roma, il 12 maggio, si è svolto a Collevalenza l’ultimo incontro della Scuola diocesana della Parola. Conclusione degnissima dell’anno, che ha visto nella seconda parte la presenza di don Oreste Benzi, fondatore dell’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII. Ultimo di una serie di ospiti e relatori di eccezione, dalla scrittrice Susanna Tamaro a Maddalena Santoro, sorella di don Andrea, ucciso in Turchia nella sua chiesa, a Lia Trancanelli, moglie del medico perugino e servo di Dio Vittorio Trancanelli, al giornalista e vaticanista di Rai 1 Fabio Zavattaro, solo per ricordare qualcuno di coloro che ci hanno visitato durante questo anno pastorale dedicato al tema della vita nello Spirito. Don Oreste è stato accolto da numerosi adulti e giovani che avevano nelle ore precedenti preso parte all’adorazione eucaristica presso il santuario dell’Amore Misericordioso, luogo che quest’anno è stato scelto per lo svolgimento degli appuntamenti mensili della Scuola della Parola, al posto della residenza diocesana di Spagliagrano di Todi. L’accoglienza al santuario è stata resa possibile dalla disponibilità dei Padri e delle Ancelle dell’Amore Misericordioso, che hanno messo a disposizione i loro spazi, liturgici e non, per la realizzazione degli incontri e dei momenti di preghiera. Dopo l’adorazione eucaristica, guidata come sempre dal vescovo mons. Scanavino insieme ad alcuni sacerdoti, padre Giovanni ha introdotto ai presenti l’ospite della giornata, appunto don Oreste Benzi, che proveniva direttamente da Roma, dove aveva partecipato al Family Day, insieme a un folto numero di laici delle sue comunità, adulti e bambini. Don Oreste ha iniziato il suo intervento stimolato, a mo’ di intervista, dalle domande del Vescovo, che lo ha anche definito, per le opere che compie, ‘uomo della carità’. Ha raccontato ai presenti la sua esperienza e di come nella sua vita non abbia mai fatto un ‘progetto’, ma si sia sempre affidato alla Provvidenza di Dio nella realizzazione delle iniziative e delle opere a vantaggio dei poveri e dei deboli. E questo atteggiamento di don Oreste ha portato molto frutto, se oggi la Giovanni XXIII annovera, in diverse parti del mondo, 200 case famiglia, tante famiglie aperte disponibili ad accogliere figli ‘da rigenerare nell’amore’, 6 case di preghiera, 7 case di fraternità dove si sperimenta uno stile di vita comunitario e fraterno, 15 cooperative sociali che gestiscono sia attività educative che imprese produttive integrate nelle quali vengono inserite persone svantaggiate, 6 centri diurni per diversamente abili, 32 comunità terapeutiche. E don Oreste affronta ogni nuova sfida con coraggio e caparbietà. Ha detto: ‘Di fronte a tante persone che non trovano senso nella vita, i cosiddetti disoccupati spirituali, io non sono mai avvilito o demotivato, perché essere avviliti è un lusso’ ed ha invitato a fare esperienza delle sue comunità, nei campi di lavoro e di condivisione che la Giovanni XXIII promuove in Italia ed all’estero.

AUTORE: Francesca Carnevalini