Progetto Zero Waste: il cibo non deve andare sprecato

Progetto Zero Waste, a cura di volontariato e Caritas

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banco-alimentareZero sprechi, 100 per cento solidarietà e ambiente. Questo il motto del progetto “Zero Waste”, realizzato dal Cesvol (Centro servizi per il volontariato di Perugia), in collaborazione con l’associazione Banco alimentare dell’Umbria, “Il Samaritano” e la Caritas di Città di Castello, nonché con il sostegno istituzionale della Regione e delle Amministrazioni di Perugia e Città di Castello. Obiettivo del progetto è quello di realizzare nella regione un servizio di recupero delle eccedenze alimentari e dei beni invenduti a favore delle categorie sociali maggiormente bisognose. Secondo il rapporto 2012 sulla povertà dell’Agenzia Umbria ricerche, la nostra regione sta infatti progressivamente diventando più povera. Un dato su tutti: le famiglie hanno ridotto i consumi alimentari di circa il 40%, con un incremento, in contemporanea, del 15% degli acquisti nei discount. “L’iniziativa – ha spiegato Alessandra Stocchi, coordinatrice del progetto, nel corso della conferenza stampa di presentazione, giovedì scorso a palazzo Donini – è nata da un confronto tra varie associazioni sociali, tra cui il Banco alimentare e Il Samaritano, da cui è emerso in maniera sempre più forte il problema delle nuove povertà, anche sul versante alimentare. D’altro canto, però, è ancora troppo il cibo sprecato ogni giorno nelle nostre famiglie (il 42%, secondo stime europee). Da qui l’idea di Zero Waste, che concilia un aiuto concreto alle persone in difficoltà con un’azione di sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Con la nostra iniziativa andremo, quindi, a creare un sistema di raccolta di beni invenduti che abbiano delle garanzie di qualità e sicurezza riconosciute”. Approvato nell’ambito del programma di contribuzioni 2012 di Philip Morris Italia attraverso il Fondo Vge-Pmi, “Zero Waste” è un progetto pilota che verrà sperimentato nel comprensorio di Perugia e nella zona sociale n. 1 di Città di Castello, allo scopo di creare un modello trasferibile in altre aree a vantaggio delle attività produttive e commerciali, delle pubbliche amministrazioni e delle associazioni ed enti caritativi. “L’ambizione – ha sottolineato Carla Casciari, vice presidente della Regione con delega al Welfare – è di consolidare il dialogo fra mondi diversi (volontariato, imprese, istituzioni) per promuovere un cambiamento culturale in favore di un consumo intelligente e sostenibile”. Il progetto, infatti – che conferirà un apposito logo alle aziende che aderiranno in qualità di fornitori -, è già stato premiato con il marchio Green Heart Quality, riconoscimento con cui la Regione Umbria, prima in Italia, certifica e rende identificabili prodotti, attività e servizi eco-compatibili.

AUTORE: Laura Lana