Quel capitolo

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Certo che, almeno per noi pretarelli di campagna, è davvero una gran cosa che l’audience non dia la misura della serietà del nostro ministero, e che – come dicono molto bene quelli di Bose – la positività del nostro ministero sia legata soltanto alla fedeltà alla Parola.

Penso a certe parrocchie romane, 30.000 e passa abitanti: il parroco la domenica vede sempre la chiesa piena, e sorride compiaciuto: “Sì, la gente risponde alle mie sollecitazioni, oh, se risponde!”.

Non doveva dire “la gente”, ma “molto meno del 10% della gente”. Anche io, nei sei anni che sono stato parroco a Padule, a volte mi crogiolavo nell’impressione che alla messa festiva la chiesa fosse piena, ma – ahimè – tutte le volte che ho messo un ragazzo a contare (con discrezione ma anche con taccuino alla mano) quante pecore entravano nell’ovile, il totale non ha mai superato il 10% del pecorame diffuso a macchia d’olio intorno alla chiesa.

Dovevamo saperlo, noi che avevamo conosciuto, o almeno delibato, la vicenda di Charles de Foucault. Sentii Carlo Carretto che ne parlava, di quella provocatoria vicenda, tanti anni fa, una sera che lo riaccompagnavo in macchina dal San Girolamo di Gubbio al San Girolamo di Spello.

Ne parlava con una profondità così pacata e così lacerante da convincerti che la tua vita, gremita di fallimenti, non poteva fare a meno di questo ex ufficiale francese, questo ex viveur , questo ex esploratore che, una volta riscoperto Dio, decise che non avrebbe più vissuto nemmeno un attimo senza di Lui; e iniziò una vita che fu uno splendido carosello di fallimenti.

Anche la mia vita è stata uno splendido carosello di fallimenti. Certo, non ho intrapreso la carriera militare perché il babbo, che aveva passato in trincea tutt’e tre gli anni della Prima guerra mondiale, non l’avrebbe voluto. Non sono stato un viveur perché la mamma me lo avrebbe impedito a suon di sganassoni. Ma anche la mia vita è stata uno splendido carosello di fallimenti.

Dalla notte dei tempi sto scrivendo un libro sulle mie esperienze, un libro il cui titolo echeggia quella che è stata ed è l’utopia della mia esistenza: Non per loro, ma con loro.

Niente di eroico. Un capitolo importante di quel volume, che ancora è tutto da svolgere e riavvolgere, come i volumina dell’epoca classica, è intitolato “La sagra dei buchi nell’acqua”. Soprattutto da quando, nel 1970, su istigazione di un réportage sul Corriere della sera , incontrai a Capodarco di Fermo una comunità di vita condivisa e autogestita tra invalidi e (presunti) sani, una realtà che mi parve fatta proprio per me. Detto, fatto: l’anno dopo c’ero dentro fino al collo, prima tre anni a Fabriano, poi, dal 1974, a Gubbio.

Avevo allentato il mio rapporto con i giovani, sicuro che…

 

AUTORE: Angelo Maria Fanucci