Quel ragazzo di 25 anni fa 

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DON ANGELO fanucciIn piedi, a piazza Tienanmen, in piedi, a braccia larghe, in camicia, con la giacca in una mano e una busta nell’altra. Solo davanti alla fila di carri armati. Era il 5 giugno 1989, a un tiro di schioppo dalla Città proibita di Pechino. In piedi, inerme, per fermare la repressione dei diritti civili e sociali che le masse reclamavano, e che la Repubblica popolare cinese si apprestava a schiacciare.

È stato ed è il Rivoltoso sconosciuto. Pare il suo nome fosse Wang Weilin, o forse Wang Lianxi. Pare che fosse uno studente. Pare che avesse 19 anni. Pare, ma nessuno ci giurerebbe.

Quella foto è stata inserita, nel 2003, dalla rivista Life nella rubrica “Le 100 foto che hanno cambiato il mondo”. La rivista Time ha inserito il ragazzo tra “Le persone che più hanno pesato sul XX secolo”.

Il pilota del carro armato rifiutò di polverizzarlo, fermò il suo bestione, aprì la torretta e aiutò il ragazzo ad arrampicarsi fin lassù. Parlarono. Cosa si dissero? La versione più accreditata mette in bocca al ragazzo alcuna frasi smozzicate: “Perché siete qui?”, e poi: “La mia città è nel caos per colpa vostra”, e poi: “Arretrate, giratevi e smettetela di uccidere la mia gente”; e poi: “Andatevene!”.

Che fine ha fatto il Rivoltoso sconosciuto? Certamente fu arrestato sul posto per ordine del Governo cinese e portato via. Poi? Un quotidiano britannico ha diffuso la notizia che sia stato giustiziato giorni dopo l’accaduto. Nella cerchia ristretta dei potenti che circondavano Nixon, si diceva che era stato ucciso 14 giorni dopo la manifestazione, o forse giustiziato da un plotone d’esecuzione pochi mesi dopo.

Solo la semiufficiale rivista Red China Blues afferma che è, ancora vivo e risiede in Cina.

Il governo della Repubblica popolare cinese ha dato pochissime informazioni, e tutte insignificanti, a proposito dell’incidente e del ragazzo. Nel 1990 l’allora segretario generale del Partito comunista cinese, Jiang Zemin, alla domanda di una giornalista su cosa fosse successo al ragazzo rispose: “Penso non giustiziato”. Notate bene: “penso”. Non “so”, no: “penso”.

Nel 2009 l’agenzia di stampa Asia News affermò che era stato condannato al carcere duro, ed era stato liberato solo nel 2007, dopo 18 anni di carcere, subito prima delle Olimpiadi di Pechino; sembra che sia stato internato in un ospedale psichiatrico, dove tuttora sopravviverebbe.

Compitino per l’estate (ammesso che l’estate finalmente arrivi): rintracciate e intervistate uno dei ragazzi che prima e dopo il 1968 proclamarono al mondo, senza nemmeno il beneficio d’inventario, che il sole dell’avvenire s’era definitivamente fermato sui cieli della Cina. Oppure fate un salto a Milano, cercate Aldo Brandirali, eletto al Comune prima nelle liste della Dc, poi in quelle di Forza Italia, e chiedetegli se è vero che nel post-Sessantotto presiedeva alla celebrazione di “matrimoni rossi” usando il libretto di Mao al posto del Rituale cattolico.

AUTORE: Angelo M. Fanucci