Questione di sostanza

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Acuta l’intuizione di Simone Weil: il comando di amare Dio con tutto il cuore è universale e assoluto, ma la quasi totalità degli uomini sembrerebbe impossibilitata ad osservarlo. Le espressioni affocate che, quando la pienezza dell’Amore Superno trabocca e ne invade l’intimo, fioriscono sulle labbra di Caterina da Siena o su quelle di Charles de Foucault alzano il velo su oceani di luce e di pace, gli oceani di Dio. Ma a noi cristiani medio/mediocri, così come alla sterminata famiglia dei nostri fratelli che o ignorano Dio e Cristo o li pensano del tutto diversamente da quello che sono, gli oceani di Dio sono preclusi. Noi abbiamo a disposizione solo dei modesti catini di acqua inquinata, dove il cielo si riflette troppo debolmente, e le stelle sembrano pagliuzze gratuite. Eppure il comando di amare Dio con tutto il cuore vale anche per noi, nella sua interezza. Non si fanno sconti per nessuno. Allora? La risposta della sgraziata intellettuale ebrea è lucida come sempre: bisogna puntare sulle “forme implicite” dell’amore di Dio. E diffidare – aggiungo – delle forme esplicite e conclamate. Perché la presenza di Dio nel cuore dell’uomo è anteriore alla percezione che l’uomo ne ha. Anzi: certe “presenze di Dio”, magari sbandierate come tali, sono del tutto presunte, perché le parole, lungi dal rivelarne la presenza, mascherano l’assenza di Dio. E – per converso – certe vite che tutti, a buon diritto, giudicano “lontane da Dio” gli sono infinitamente vicine. È l’ipotesi sulla quale insiste il capitolo 25 del Vangelo di Matteo. Dalle parti di Giosafat, quando verrà il Gran Giorno, le sorprese saranno di due tipi: alcuni che si credevano “in possesso di Dio” si ritroveranno con un pugno di mosche in mano, altri che credevano d’essersi mossi, con la loro buona volontà di uomini, su di un orizzonte tutto umano, e che Dio -se esisteva – era del tutto al di là della loro faticosa volontà di bene, scopriranno che Egli era al di qua, dentro il positivo della loro vita, dentro quella loro volontà che presumeva d’avere dietro di sé una generica “spinta morale”, e invece si trattava di una silenziosa e strepitosa Persona.