“Renditi conto di ciò che farai!”

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Ma insomma, da che momento un nuovo ordinato “è” sacerdote? Perché, dopo l’imposizione delle mani e la preghiera, sono ancora necessari dei riti?

Dopo i riti iniziali, l’imposizione delle mani e la preghiera di ordinazione, tutti siedono e la liturgia continua con i riti esplicativi, cioè quelli che spiegano ciò che è avvenuto prima, dando così ulteriori indicazioni sul senso del ministero ordinato, nel nostro caso il ministero presbiterale.

(Infatti, nell’ordinazione del vescovo, dei presbiteri e dei diaconi, anche se il rito essenziale rimane lo stesso, pur variando la preghiera di ordinazione, diversi sono i riti esplicativi che cercano di specificare simbolicamente il significato dello specifico grado dell’Ordine).

Nella liturgia di ordinazione dei presbiteri, i riti esplicativi sono in sequenza: vestizione degli abiti sacerdotali, unzione crismale delle mani, consegna del pane e del vino, abbraccio di pace con il vescovo e con gli altri presbiteri. Il primo di questi riti, la vestizione con stola sacerdotale e casula, sta a indicare che dal quel momento in poi l’ordinato è ministro dell’azione liturgica.

Segue l’unzione crismale delle mani, proveniente dall’antica liturgia gallicana (francese). Il vescovo si cinge di un grembiule e unge le palme delle mani di ciascun ordinato con il sacro crisma, benedetto nella messa crismale celebrata durante la Settimana santa. Il rito esprime un aspetto fondamentale della vita ministeriale: la santificazione del popolo di Dio e l’offerta del sacrificio.

Attraverso l’unzione “viene significata la particolare partecipazione dei presbiteri al sacerdozio di Cristo” (Premesse al rito, n. 125). La stessa formula che accompagna il gesto lo afferma: “Il Signore Gesù Cristo, che il Padre ha consacrato in Spirito e potenza, ti custodisca per la santificazione del popolo e l’offerta del sacrificio” (Liturgia di ordinazione, n. 148).

Terzo, la consegna del pane e del vino, accompagnata da una formula esplicativa. Ciascun ordinato, genuflesso di fronte al vescovo, riceve da lui la patena con il pane e il calice con il vino, mescolato a qualche goccia d’acqua, offerte dal popolo di Dio per il sacrificio eucaristico.

La formula che accompagna il gesto si conclude con un imperativo: “Renditi conto di ciò che farai, imita ciò che celebrerai, conforma la tua vita al mistero della croce di Cristo Signore” (Liturgia dell’ordinazione , n. 150).

Infine, i riti esplicativi si concludono con l’abbraccio di pace con il quale il vescovo “pone quasi il sigillo all’aggregazione dei presbiteri come suoi nuovi cooperatori nel ministero” (Premesse al rito, n. 125); e con l’abbraccio tra gli ordinati e i presbiteri presenti, sottolineando – come già anticipato attraverso l’imposizione delle mani dei presbiteri – l’accoglienza al comune ministero nell’Ordine presbiterale.

Conclusa così la liturgia d’ordinazione, la celebrazione continua come di consueto, e i novelli sacerdoti concelebreranno per la prima volta la messa con il vescovo e il presbiterio.

Don Francesco Verzini

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