Restauratori in subbuglio

Le nuove normative ministeriali sui restauratori, che dovevano fare chiarezza, creano scompiglio nel settore

Tempo di lettura: 204 secondi

Le recenti normative emanate nei mesi scorsi dal ministero per i Beni culturali per la qualificazione dei restauratori e collaboratori restauratori dei beni culturali, hanno messo in subbuglio l’intero comparto anche in Umbria. Una normativa attesa da dieci anni per mettere ordine in un settore dove sono tante le maestranze che operano, ma non sempre con le competenze e i titoli giusti. Il processo avviato con l’art. 182 del Codice dei beni culturali e poi via via, attraverso vari atti legislativi, concluso nel marzo scorso con il D. M. 53/2009, ha permesso al Ministero di dare il via all’iter di qualificazione del settore riconoscendo le due qualifiche solo a coloro che ne fanno richiesta, purché in possesso dei necessari requisiti. Da qui la protesta della Cna di Perugia, insieme a quella nazionale, che nelle disposizioni contenute nel Decreto ha individuato dei limiti nell’accesso all’esame di idoneità, lasciando indefiniti i sistemi di attestazione anche per coloro che non dovrebbero necessitare della prova per definire legittimamente la propria posizione professionale. Può infatti accedere direttamente alla qualifica, senza fare l’esame, solo chi è in possesso di un diploma conseguito presso una delle tre scuole di restauro riconosciute, quali l’Icr (Istituto centrale per il restauro) di Roma, l’Opificio delle pietre dure di Firenze o la Scuola del mosaico di Ravenna, e dopo aver eseguito per almeno due anni attività di restauro. Per chi non ha un diploma accreditato, gli anni di attività si diversificano da otto a quattro (a seconda dei titoli) purché svolti entro il 2001, data di entrata in vigore del decreto. Rimangono però fuori i tanti giovani che si sono formati dopo quella data, frequentando scuole e lauree triennali (Conservazione beni culturali, Scienze delle tecnologie dei materiali) che, secondo quanto era stato prospettato, avrebbero dovuto poter accedere alla qualifica direttamente. “Siamo fortemente preoccupati per il futuro di molte imprese che operano nel settore – afferma Francesco Vestrelli, responsabile dell’Unione dell’artigianato artistico e tradizionale di Cna Perugia. – Preoccupazioni che non riguardano solo il presente del sistema economico del restauro, costituito da tantissime piccole imprese ed operatori, ma anche il futuro di un’attività primaria nella storia e nella cultura della nostra regione. La nuova normativa – aggiunge – potrebbe rendere impossibile raggiungere la qualifica anche per chi opera da anni con competenza in questo settore. Molti operatori, pur avendo una lunga esperienza nel campo, potrebbero avere difficoltà a recuperare le certificazioni necessarie a comprovare il lavoro fatto, o perché l’impresa ha chiuso, o il titolare è reticente a rilasciarla, e tanti altri casi. L’unica speranza sono le Soprintendenze, ma la situazione è sicuramente difficile. Ci troviamo di fronte ad un caso di legge retroattiva – sostiene – che, con la giustificazione di un riordino del settore, sta provocando un assurdo sconquasso nella realtà lavorativa del settore. Centinaia sono i ricorsi al Tar del Lazio. Al momento, – conclude Vestrelli – dopo le pressioni fatte dalla categoria, l’unico segnale di apertura da parte del Ministero è la proroga dei termini di scadenza del bando di concorso, posticipata al 30 aprile, inizialmente prevista al 31 dicembre 2009”. “Un riordino della materia era atteso da anni – sostiene la soprintendente Vittoria Garibaldi – perché la situazione è diversa da luogo a luogo, da regione a regione, e anche le professionalità sono diverse. La nostra regione è una terra di eccellenze in questo campo, ma è anche vero che ci sono stati dei restauri malfatti: non tutti i restauratori sono all’altezza. Fare un po’ di chiarezza era dunque necessario, ma la normativa doveva tener conto anche dell’aggiornamento professionale che tanti giovani hanno fatto dopo essere usciti dai corsi regionali, o da corsi che non siano stati quelli dell’Icr. La situazione è certamente difficile, oltre che caotica: sono migliaia le richieste di certificazioni che abbiamo ricevuto. Abbiamo dovuto incaricare un archivista per fare le ricerche: ad ogni domanda deve essere allegato l’elenco dei lavori fatti, con tutte le certificazioni comprovanti l’attività svolta, le autorizzazioni, i collaudi fatti. Poi, una volta spedita on-line al Ministero, tornerà da noi per l’attestato di validità finale. Una situazione complicatissima. Non so come andrà a finire”.

AUTORE: Manuela Acito