I riti di introduzione della messa

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Si può notare come questa parte della celebrazione eucaristica sia ricca di azioni compiute sia dal popolo sia da colui che presiede. Quale ne è il senso?

In genere siamo abituati a fare attenzione ai momenti centrali di ogni celebrazione, che in questo caso sono la liturgia della Parola e la liturgia eucaristica; ma in ogni messa il tutto è preceduto da una serie di riti introduttivi, da non sottovalutare nel loro significato e quindi nella loro attuazione.

Ogni azione, parola, momento che contraddistingue l’inizio della messa meriterebbe un approfondimento; qui ne sceglieremo alcuni dopo aver visto cosa dice l’ Ordinamento generale del messale romano (Ogmr: le norme che regolano la celebrazione eucaristica) in riferimento ai riti di introduzione, così da scoprirne anzitutto il senso complessivo.

L’ Ordinamento inserisce nella prima parte della messa almeno sei riti consecutivi i quali, si legge al n. 46, hanno “un carattere d’inizio, di introduzione e di preparazione. Scopo di questi riti è che i fedeli, riuniti insieme, formino una comunità, si dispongano ad ascoltare con fede la Parola di Dio e a celebrare degnamente l’eucarestia”. Per questo, tutto ciò che si compie, dall’inizio del canto d’ingresso alla colletta, tende a rendere l’assemblea consapevole di essere popolo radunato in attesa del Risorto.

Una delle prime azioni che attirano la nostra attenzione sono l’inchino e il bacio che il presbitero rivolge all’altare in segno di riverenza e venerazione. Perché “l’altare, sul quale si rende presente nei segni sacramentali il sacrificio della croce, è anche la mensa del Signore (…) è il centro dell’azione di grazia che si compie con l’eucarestia” (Ogmr, n. 296), e ancor più, è segno permanente di Cristo sacerdote e vittima.

Poi il sacerdote con tutta l’assemblea si segna con il segno della croce, che dà inizio e conclude ogni liturgia ed esprime il nostro appartenere a Cristo sin dal giorno del battesimo, in forza del quale celebriamo l’eucarestia; e infine “il sacerdote con il saluto annunzia alla comunità radunata la presenza del Signore”.

Il rito dell’atto penitenziale trova la sua origine nella Scrittura: “Confessate gli uni agli altri i vostri peccati e pregate gli uni per gli altri per essere guariti” (Gc 5,16), e viene posto quindi all’inizio. L’atto penitenziale è premessa a tutta la celebrazione nel riconoscere la propria indegnità e nel confessare della misericordia di Dio. Seguono il Kyrie eleison -e il Gloria, nelle domeniche, feste e solennità. Con il primo canto “i fedeli acclamano il Signore e implorano la sua misericordia” (Ogmr, n. 52); con l’inno invece “la Chiesa, radunata nello Spirito santo, glorifica e supplica Dio Padre e l’Agnello” (n. 53).

I riti di introduzione si concludono con la preghiera detta “colletta”, con cui il sacerdote invita i fedeli a pregare qualche momento in silenzio “per prendere coscienza di essere alla presenza di Dio e poter formulare nel cuore le proprie intenzioni di preghiera” (n. 54). Quindi, a mani allargate, dice l’orazione – che ha sempre carattere trinitario ed è rivolta in genere a Dio Padre ma anche al Figlio – che il popolo fa propria, concludendo con l’acclamazione “Amen”.

Don Francesco Verzini

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