Rosi apre le porte alla pillola abortiva

REGIONE. L'assessore alla sanità: 'Siamo a difesa della vita e per la scelta della donna per una maternità consapevole'

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Dopo il Piemonte e la Toscana, la Liguria, la Lombardia, il Trentino, le Marche e il Lazio anche l’Umbria partecipa alla gara a chi fa prima a procacciarsi la famosa pillola abortiva RU486 attraverso la sperimentazione (come vorrebbe il dottor Tommaso Ciacca, il medico anestesista dell’ospedale di Spoleto ed esponente dei Radicali) piuttosto che con l’acquisto diretto all’estero. L’assessore regionale alla sanità, Maurizio Rosi, ha convocato, per il 14 dicembre, i direttori generali delle Asl e delle aziende ospedaliere, i responsabili delle unità operative di ostetricia e ginecologia, i responsabili dei servizi ospedalieri Ivg, dei servizi farmaceutici e dei dipartimenti materno infantile. Scopo della riunione, si legge nel comunicato stampa che ne dà notizia, ‘avviare un confronto sulla legge 194/78 e su quanto prevede il Piano sanitario regionale in materia di interruzione volontaria della gravidanza medica’. Il confronto sarà sull’applicazione della 194 ‘che all’articolo 15 già prevedeva il sostegno delle tecniche più moderne’, ‘per assicurare alle donne che ne facciano richiesta l’accesso ad un metodo di interruzione volontaria della gravidanza, meno traumatico di quello attualmente in uso, ma altamente sicuro e praticato da molti anni nella totalità dei Paesi europei’, ha detto Rosi spiegando che ‘è necessario garantire anche in Umbria questo percorso assistenziale’. ‘Siamo per una gestione consapevole della sessualità, attraverso l’educazione sessuale e un uso consapevole dei metodi contraccettivi – ha scritto Rosi nella circolare – ma, al tempo stesso, siamo per la difesa della vita e per la scelta della donna per una maternità consapevole. Per questo motivo vogliamo garantire il diritto della donna all’interruzione delle gravidanza, anche attraverso la pillola Ru486’. Nessun dubbio, per l’assessore, sulla sicurezza e non traumaticità del ‘metodo’ e massimo impegno, dunque, per rendere ancora più efficienti i metodi abortivi adottati dalla sanità pubblica, evidentemente ritenuti un obiettivo prioritario. Ma è davvero in questa direzione il futuro dell’Umbria? E gli allarmi sulla denatalità lanciati più volte, si noti bene, da economisti preocupati del futuro del sistema produttivo umbro, non sono forse più gravi e non chiedono risposte più urgenti e lungimiranti? Eppure non se ne parla e non si vedono all’orizzonte politiche di sostegno alla famiglia e alla natalità. L’impressione è che la salute delle donne sia solo una cortina di fumo dietro cui la politica spera di trovare consensi rinunciando anche a quel principio di prudenza, per cui, ad esempio per gli Ogm, e non solo, si è fatto di tutto per impedirne l’uso finchè non se ne fosse accertata l’innocuità.

AUTORE: Maria Rita Valli