Salute: non più solo benessere individuale ma progetto di vita

Convegno a Spoleto su "Promuovere la qualità della vita"

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A conclusione della Settimana per la vita, l’Arcidiocesi di Spoleto-Norcia si è fatta promotrice di una tavola rotonda su “promuovere la qualità della vita”. Questo, infatti, il titolo dell’incontro tenutosi nella mattinata di domenica 9 febbraio nell’Abbazia di S. Eutizio, nella Valle Castoriana, che ha suscitato l’interesse di oltre cento medici, intervenuti nonostante le interferenze dovute al maltempo.

Ad accogliere l’arcivescovo mons. Riccardo Fontana che, salutando, ha citato un breve pezzo del testo Almansoris, – utilizzato sulla copertina dell’invito – che ricorda come è possibile guarire le malattie se prese per tempo e come, al contrario, non sia possibile ottenere risultati positivi se si attende troppo, intendendo per malattie non quelle puramente fisiche ma anche psichiche.

Ha dunque lasciato la parola agli “specialisti” e, in primis, a Gabriella Angeletti, docente di Endocrinologia presso la facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università degli studi di Perugia. La dottoressa, volendo focalizzare l’attenzione sul “promuovere” ha fatto notare come sia cambiato nel corso del ‘900 il concetto di salute, non più come bene individuale ma ora progetto di vita, per il quale è responsabile lo Stato perché di tutti; ciò è anche da ricollegare al fatto che la medicina, fino agli inizi del secolo scorso, più o meno la stessa ha fatto enormi progressi grazie al “secolo delle scoperte”.

Anche la figura del medico è cambiata: prima, dove finiva il professionista cominciava il saggio ora, non più: all’interno delle facoltà si stanno reinserendo discipline volte al recupero dell’attenzione verso gli stati d’animo del paziente, della sua integrità, proprio in risposta alla visione del “progetto di vita”.

Ha, poi, preso la parola Maurizio Stefani, direttore della struttura complessa di Anestesia e Terapia del dolore presso l’ospedale Regina Apostolorum, soffermandosi sul concetto di “qualità”, intesa su tre fronti: dell’atto medico, di vita e dell’atto sacro. Una qualità totale, quella concepita a partire dagli anni ’90.

È toccato a Luca Sapori, direttore del Distretto spoletino socio-sanitario, valutare il rapporto tra qualità di vita e salute. Si è visto, così, come è importante porgersi non più nella posizione di chi dà risposte alla luce dei fatti ma in quella di chi sia in grado di anticiparli, lavorando in un sistema elastico, flessibile.

A concludere il ciclo di interventi, Floretta Gennari, responsabile dei Servizi psichiatrici di Spoleto, che sottolineando l’importanza della prevenzione ha dichiarato che: “La società moderna ha dimenticato il fine e tende, invece, ad una secolarizzazione di se stessa. – E, ancora – Ad un aumento di relazioni sociali corrisponde un aumento di irrazionalità individuale”.

L’incontro è poi proseguito con interventi da parte dei presenti e con la messa, presieduta dall’Arcivescovo, il quale al momento dell’omelia ha ringraziato i presenti , passando poi alla spiegazione della Parola: da Giobbe, specchio dell’uomo moderno, senza qualità, a Gesù che, risanando i malati, dona una migliore qualità di vita.

AUTORE: Eleonora Rizzi