San Damiano, la ricchezza della povertà

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Padre Giulio Mancini
Padre Giulio Mancini

Il santuario di San Damiano: un insieme di poveri luoghi, ancora com’era ai tempi di san Francesco. Nascosto sulla balza sotto Assisi, in ambiente naturalistico d’incanto, defilato, volutamente fuori dal turismo organizzato, ci si arriva per richiamo d’anima. Anteriore di secoli al Mille e, tuttavia, tramandato a noi nell’adattamento che ne fecero san Francesco e santa Chiara, è luogo privilegiato di spiritualità, culla e reliquia delle origini francescane. Nel silenzio, una Presenza emana dai poveri muri. Qui si è operata la chiamata, la conversione e la risposta radicale di Francesco al Cristo povero e crocifisso. Qui si è consumato l’amore di Chiara nel vivere il Vangelo secondo la forma di Maria. Ambedue testimoni di una vita cristiforme, mariale, ecclesiale, umanissima. Divenuti evangelicamente loro stessi “Chiesa restaurata”, obbedienti al mandato della voce: “Va’, ripara la mia Chiesa” e alla giubilante rivelazione interiore: “Il Figlio di Dio mi ha amato e ha dato se stesso per me”. Fin dagli inizi di Francesco e Chiara, il luogo è abitato e animato dai Frati minori umbri, che vi si succedono da otto secoli. La comunità francescana ha la consapevolezza di aver ricevuto il privilegio di custodire la “grazia del luogo” e, attraverso la vita fraterna, animare il servizio liturgico, l’evangelizzazione, l’accoglienza e l’ascolto dei pellegrini. Nella chiesa riparata da Francesco con l’aiuto dei suoi poveri amici – davanti all’icona del Crocifisso che parlò a lui 24enne e davanti all’immagine della Madonna, posta nell’abside, che ispirò per 42 anni la forma di vita di Chiara – l’impegno primario è quello di vivere e offrire ai fedeli uno spazio di preghiera adorante “in spirito e verità”.

Il santuario di San Damiano ad Assisi
Il santuario di San Damiano ad Assisi

Due i momenti quotidiani forti: la celebrazione del mattino (a partire dalle ore 7) di lodi ed eucaristia; e la celebrazione dei vespri (ore 17 o, in estate, ore 19) con l’esposizione del Ss. Sacramento. Liturgie semplici e ravvicinate; canti che coinvolgono l’assemblea; silenzi intensi, essenziali tocchi di luci e fiori; brevi commenti; una presenza giovanile spesso traboccante; incontri stupefatti nello Spirito che diventano, allo stesso tempo, una scuola di preghiera. Per il resto del giorno, il santuario rimane aperto e i pellegrini sono invitati ad attraversarlo in silenzio devoto; per evitare intasamenti e chiacchiericci, le catechesi e le liturgie dei gruppi si svolgono nelle sale e nelle cappelle presso i chiostri. Alcuni giovani frati e suore sono impegnati nel servizio di accoglienza e di ascolto: comunicazioni semplici, per far cogliere nei luoghi le parole evangeliche vissute qui da Francesco e da Chiara come un modo nuovo d’essere uomini. In alcune salette riservate, viene offerta la possibilità lieta di accostarsi al sacramento della riconciliazione e, più ancora, a incontri / ascolto / dialogo per singoli o coppie.

Chi lo desidera può ritirarsi in preghiera nell’oratorio di Sant’Agnese, riservato all’adorazione eucaristica silenziosa. Lungo il percorso si apre una piccola Galleria di incisioni moderne che attualizzano il Cantico delle creature: Francesco lo compose e lo cantò qui con una sua melodia. È il testo che ha tenuto a battesimo il volgare italico in cui il Santo esprime, in fraterna comunione cosmica con tutte le creature, l’umanesimo nuovo della nuova creazione su misura di Cristo, e il manifesto di un’ecologia profetica ancora da attuare. Per quanto riguarda l’accoglienza: sacerdoti, religiosi e piccoli gruppi di laici possono essere ospitati in comunità per qualche giorno di preghiera e di raccoglimento. È questo il nostro servizio alla Chiesa e all’uomo di oggi, compreso quello prezioso e delicato della formazione francescana dei nostri giovani che vivono qui il loro anno di noviziato. Nell’Anno della vita consacrata, gli interrogativi lanciati da Papa Francesco ai religiosi proprio a San Damiano diventano provocazioni di grazia efficaci: Cristo Gesù e la sua santa Chiesa sono davvero il mio unico amore? Quanto posso dire con Francesco: “Conosco Cristo povero e crocifisso”? E con Chiara: “Colui che ti creò te ama, come la madre ama lo suo figliolo piccolino”?

AUTORE: Padre Giulio Mancini ofm Convento di San Damiano