San Fortunato, piccolo gioiello della Valnerina

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Le motivazioni che spingono da sempre migliaia di turisti a visitare la Valnerina sono legate maggiormente alla presenza di santa Rita da Cascia e di san Benedetto da Norcia. Tuttavia, chi si reca in questi luoghi e limita la propria visita ai principali centri, perde sicuramente l’occasione per andare a vedere dei posti, ancora sconosciuti alla maggioranza, che testimoniano la storia e la ricchezza artistica di tutto il territorio. Soltanto nel comune di Cascia si trovano più di cinquanta chiese che presentano elementi e tipologie di tutti gli stili architettonici. Tra queste, alle pendici di Monte Maggio, si trova la chiesa romanica di San Fortunato, edificata nel 1121 da Pietro IV abate di Sassovivo di Foligno. Riscoperta dai casciani, e non solo, dopo il terremoto del 1997 che non rese percorribile la statale 320, si trova lungo la strada provinciale che collega Borgo Cerreto a Cascia, passando per Ponte, frazione di Cerreto. Quella di San Fortunato è una chiesa campestre le cui origini sono molto lontane; accanto ad essa sorgeva un piccolo chiostro per riparare i coloni dalle intemperie, e il monastero priorale dei benedettini. L’interno è ricco di affreschi votivi tra i quali spicca quello raffigurante l’arrivo della reliquia di San Fortunato donata nel 1639 dal cardinale Fausto Poli. Attualmente la chiesa è oggetto di lavori di restauro che stanno per concludersi; è situata a poche centinaia di metri da Poggioprimocaso, frazione del comune di Cascia divisa in tre gruppi di case, ciascuno con un nome: il centrale Spinacresce, l’inferiore Pie’ la Villa, il superiore Colle Curioso. Anche grazie alla posizione strategica, Poggioprimocaso, importante castello del contado casciano, era sulla via di passaggio per Spoleto e spesso fu conteso da quel comune. Attualmente della fortezza sono ancora visibili la torre (nella foto), tratti della cinta di difesa del lato sud-est e gli stipiti della porta d’ingresso. Nel 1648 passò per Poggio san Giuseppe da Copertino, inviato a Cascia per liberare un’ossessa. Nella chiesa di san Fortunato il Santo entrò per pregare e vi fu rapito in estasi (come spesso gli accadeva) davanti al Ss. Sacramento. Lungo la strada che percorse per giungere in quel posto cadde in acqua con tutto il cavallo. ‘Per strada te l’ho fatta’, gli disse l’ossessa. Ma il Santo rispose: ‘Però non mi sono fatto niente perché sono venuto per obbedienza’. Oltre quella di San Fortunato, esistono altre chiese campestri nel comune: una si incontra presso la frazione di Atri lungo la strada che la collega a Cascia, ed è chiamata La Madonna del Verde, originariamente La Madonna delle Grazie; risale al sec. XVI. Arrivare a Cascia percorrendo queste strade alternative alla principale significa anche riscoprire gli antichi collegamenti tra i diversi nuclei abitati che sicuramente rispondevano ad esigenze diverse dalle nostre, constatare che esistono ancora dei paesi che conservano intatte le torri di avvistamento.

AUTORE: Maria Laura Di Lodovico