Sentieri inesplorati di Dio

Tempo di lettura: 193 secondi

Mi permetto di segnalare un libro che ha illuminato la mia vita di viandante terreno, facendomi anche riflettere su aspetti poco considerati nel dialogo interreligioso. È stato scritto da Giovanna Negrotto Cambiaso, una donna poliglotta che, dopo un’esperienza religiosa e un’attività professionale di successo, ha deciso di farsi pellegrina nel mondo per seguire Cristo, che non aveva neppure una pietra su cui posare il capo. Nelle sue brevi soste risiede in Assisi ma, nonostante l’età, non intende ancora fermarsi. Il libro I sentieri inesplorati. Autobiografia di una pellegrina dietro l’Invisibile è stato curato dalle Edizioni Messaggero di Padova ed è facilmente reperile presso la libreria Fonteviva di Assisi. Dio ha lentamente preparato la strada a Giovanna facendola nascere in una famiglia di diplomatici, costringendola quindi fin da bambina a girare il mondo e a incontrare le persone più disparate, per poi farle capire, sull’esempio di p. Charles de Foucauld, di abbandonare tutto per stare con gli ultimi, i feriti, gli affaticati. Ha fatto suo il motto di Abramo: ‘Esci dalla tua terra e va”. I passi che ha fatto sono innumerevoli e hanno toccato tutti i Continenti. Ha sofferto la fame, il freddo le intemperie, i rifiuti, ma ha anche incontrato persone straordinarie per bontà e semplicità. ‘Io non vado, seguo Cristo’; ‘il pellegrino più che chiedere, benedice; più che guardare, riflette e di fronte al male sa che Dio non solo perdona e dimentica, ma anzi rimette in viaggio per un’esaltante missione’; ‘le strade sono il mio luogo sacro e anche la ferrovia può diventare una cappella’: non sono che alcune delle tante riflessioni meritevoli di attenzione. In un incontro con i bambini ha così spiegato la differenza tra il turista e il pellegrino. Il primo va in cerca dell’arte e della natura, che guarda con stupore e ammirazione: per quanto nobile ed elevato sia il suo intento, in fondo cerca ciò che gli piace. Il secondo invece va dentro il cuore, viaggia senza una meta precisa, non porta nulla con sé, cerca Dio e il fratello, fatica e condivide, e quando spezza l’umile fetta di pane avverte di compiere quasi un gesto eucaristico. Il pellegrino ha una dimensione profondamente umana e invita a pensare, a interiorizzare e a dare un senso anche alle cose più piccole. È l’opposto di ciò che oggi viene proposto. Per una volta dò ragione a Dario Fo che al carnevale di Viareggio ha proposto come logo un corpo umano senza testa. Il culto del corpo e della libertà senza regole sta oscurando ogni altro valore e non ci si rende conto che abusando di alcol, droga e sesso si diventa, come diceva Paolo VI, ‘naufraghi condannati al naufragio’. Giovanna Negrotto ha girato l’India in lungo e in largo, ha scalato vette altissime, si è fermata nelle baracche più umili, ha soccorso i lebbrosi, ha pregato con personalità induiste di altissimo spessore spirituale e di esemplare condotta di vita, scoprendo in esse non solo l’opera nascosta dello Spirito di Dio che opera oltre ogni confine, ma perfezionando anche la sua stessa convinta adesione a Cristo e alla Chiesa. Non è andata alla ricerca di vaghi e inutili esoterismi religiosi, ha cercato di capire l’anima profonda di questo immenso e contraddittorio Paese. Troppo spesso nel dialogo interreligioso ci si limita a considerare alcuni pur importanti aspetti sociali, come la pace, il rispetto dei diritti umani, la giustizia, l’unità del genere umano ecc., e si dimentica che una delle povertà più evidenti nell’uomo di oggi è la mancanza di interiorità e di spiritualità. È auspicabile che anche questo aspetto venga maggiormente considerato, senza cadere nella umiliante tentazione del sincretismo religioso. L’uomo, per essere se stesso, ha bisogno dei fratelli e soprattutto di Dio. Diceva Madre Teresa di Calcutta: ‘Vivi la gioia dell’amore di Dio e spargi questa gioia ovunque vai’.

AUTORE: Mons. Sergio Goretti