Siamo tutti sulla stessa terra

Giornata per la pace. Ad Assisi la preghiera con mons. Paglia, p. Coli e Lotti.

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Serve un impegno concreto per vincere il male e favorire la pace, ma questo impegno deve partire dal cuore di ciascuno. San Francesco invitava non solo a parlare di pace ma a viverla: ‘La pace che annunciate con la bocca, abbiatela ancor di più nei vostri cuori. Non provocate nessuno all’ira e allo scandalo, ma tutti siano attirati alla pace, alla bontà, alla concordia dalla vostra mitezza’. E proprio ad Assisi, in occasione della 38/a giornata mondiale della pace, nella basilica inferiore di San Francesco, la consulta regionale ‘Giustizia e pace’ della Conferenza episcopale umbra, il Sacro Convento e la Tavola della pace hanno voluto promuovere un momento di riflessione sul messaggio del Santo Padre sul tema ‘Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male’, presenti amministratori locali e sindacalisti, tra cui Savino Pezzotta. Mons. Vincenzo Paglia, vescovo di Terni e presidente della consulta regionale ‘Giustizia e pace’, ha ricordato, nell’omelia che ha seguito la riflessione, che ‘nell’Umbria vi è un tesoro di pace che attende di essere ancora raccolto in tutta la sua ricchezza. E noi vorremmo raccoglierlo perché porti frutti. C’è una vocazione alla pace che l’Umbria ritrova in particolare accanto a san Francesco. Ed è per questo che insisto perché venga posta tale memoria nello Statuto regionale. Abbiamo qui un magistero di pace a cui tutti, cristiani, credenti, laici, uomini e donne di buona volontà, dobbiamo attingere se vogliamo offrire il nostro contributo perché questo millennio non sia più segnato da conflitti, da guerre e da un crescente amore solo per i propri interessi’. La riflessione sul messaggio per la pace del pontefice ha riguardato anche la tragedia avvenuta nel sud-est asiatico. ‘L’amore vince la morte, il bene vince il male, la solidarietà vince la discordia, è un messaggio particolarmente significativo anche in questo tempo così drammatico, ha detto mons. Paglia. I terremoti e i disastri naturali non sono una punizione di Dio ma il risultato di quell’impasto terribile del potere del male con la storia dell’uomo e del creato. Siamo tutti perciò chiamati a ricercare anche le responsabilità degli uomini per i disastri naturali che avvengono. Abbiamo sentito, per fare un solo esempio, di strumenti tecnici che preavvertono dai disastri naturali. Purtroppo li hanno solo i paesi ricchi. In quell’area non c’è nulla di questo. Tra le molte riflessioni che sorgono da questa tragedia ce n’è una che vorrei sottolineare: è l’indispensabile coscienza universale che ciascuno di noi è chiamato ad avere se vogliamo evitare il ripetersi di altri disastri. In nome di interessi particolari si sono fatte guerre e fomentati conflitti, si sono scelte aree da sviluppare e altre da sfruttare, sempre a proprio vantaggio. Oggi ci accorgiamo, drammaticamente, che non è più possibile difendere solo i propri interessi. Questa tragedia ci mostra che stiamo tutti sulla stessa piccola terra, e tutti ne siamo ugualmente responsabili. Oggi possiamo e dobbiamo avere una nuova cosicenza, quella di appartenere al mondo intero. Non a caso nel messaggio del Papa si parla di cittadinanza mondiale di ciascun individuo. Sì, siamo tutti cittadini del mondo e potremmo aggiungere: fratelli e sorelle universali. Questa coscienza mondiale sta nascendo. Dobbiamo accorgercene e farla crescere: è la via della pace’. Nel corso della funzione religiosa sono stati accesi ceri in omaggio alle nazioni colpite dal maremoto e in quelle dove ci sono conflitti in atto. Al termine della celebrazione è stata collocata una targa nella cripta di San Francesco, accanto alla lampada della pace, con la scritta ‘Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male’. Cambierà ogni anno. Il padre custode del Sacro Convento, Vincenzo Coli, ha detto che il messaggio del Papa ‘è un mandato: occorre impegnarci a fare gesti di pace come regalare luce e speranza’. Flavio Lotti della Tavola della Pace ha sottolineato che il messaggio di Giovanni Paolo II ‘è una sorta di programma, politico sociale ed economico che può aiutarci ad uscire da questa catena della violenza, dell’odio, del terrore. Il Papa dice chiaramente che non si può vincere il male con il male e che anzi se si cerca di vincere il male con il male si finisce per essere vinti dal male. Il Papa indica cose concrete da fare per uscire da questa spirale della violenza: l’impegno per la giustizia, l’impegno per la ricerca del bene comune, la distribuzione dei beni a tutti i componenti della famiglia umana. Facciamo nostro questo programma e cercheremo di svilupparlo nel corso dell’anno’.

AUTORE: Romano Carloni